Attorno all’anteprima del film dedicato a Fratel Biagio Conte, ospitata al Teatro Massimo di Palermo, sono nate sui social alcune polemiche e ricostruzioni che, secondo la Missione, non restituiscono fedelmente la figura e lo spirito con cui Biagio ha portato avanti la sua esperienza accanto agli ultimi.
In particolare, è stata diffusa l’idea che Biagio non avrebbe gradito partecipare a iniziative con la presenza di autorità, rappresentanti delle istituzioni o persone appartenenti a contesti sociali diversi da quello della
Biagio Conte ha scelto di vivere accanto alle persone più fragili, ma questo non ha mai significato escludere gli altri. La sua missione era basata sull’accoglienza e sull’incontro. Nel corso degli anni ha avuto rapporti con istituzioni, rappresentanti politici, esponenti della cultura, benefattori e persone di ogni condizione sociale. Li incontrava perché, per lui, il dialogo poteva diventare uno strumento per aiutare chi viveva ai margini.
Attribuire oggi a Biagio un pensiero preciso su ciò che avrebbe pensato di una determinata serata rischia di trasformare la sua memoria in uno strumento per alimentare contrapposizioni che non appartenevano alla sua esperienza.
All’anteprima c’erano anche i fratelli della Missione
Sui social è stato sostenuto che i fratelli accolti dalla Missione sarebbero stati assenti dall’evento del Teatro Massimo. Secondo quanto precisa la Missione, non è così. Alla serata hanno partecipato 74 fratelli accolti, insieme a 121 volontari della Missione e ad alcuni benefattori che da anni sostengono la realtà fondata da Biagio Conte.
La presenza degli accolti, quindi, non è stata marginale. Hanno partecipato all’iniziativa sulla base dell’organizzazione predisposta per la serata e della loro adesione. Dire che il mondo degli ultimi fosse completamente assente dall’anteprima, dunque, non corrisponde ai dati forniti dalla Missione.
Le informazioni sui social e la necessità di verificare i fatti.
La Missione interviene anche sulla provenienza di alcune delle ricostruzioni pubblicate online, precisando che le persone che le hanno diffuse non sono volontari della struttura e non vivono quotidianamente la realtà della Missione.
Questo, naturalmente, non mette in discussione il diritto di esprimere un’opinione. Ma è importante distinguere un’opinione personale dalla ricostruzione di fatti vissuti direttamente.
Quando si parla di una realtà complessa come quella della Missione di Biagio Conte, sarebbe quindi opportuno verificare le informazioni prima di trasformarle in accuse o giudizi pubblici. Il film sarà proiettato anche nella Missione di via Decollati.
C’è poi un elemento che rischia di passare in secondo piano nel dibattito nato sui social. L’anteprima al Teatro Massimo non sarà l’unica occasione per vedere il film. È infatti prevista, in accordo con la produzione, una proiezione anche nell’auditorium della Missione di via Decollati. L’iniziativa sarà rivolta ai fratelli accolti e alle scuole che verranno invitate dalla Missione. È prevista anche la possibilità della presenza di alcuni protagonisti del film.
L’obiettivo è portare la storia di Biagio proprio nei luoghi in cui ha vissuto e lavorato per tanti anni, permettendo soprattutto ai giovani e a chi frequenta quotidianamente la Missione di conoscere meglio la sua esperienza.
Non trasformiamo Biagio in una contrapposizione tra «ultimi» e «vip»
La discussione sull’anteprima del film pone, in realtà, una questione più ampia: come raccontare oggi Biagio Conte. Il rischio è quello di trasformare la sua figura in una contrapposizione tra gli ultimi e le persone importanti, tra i poveri e le autorità, tra la Missione e le istituzioni.
Ma la sua vita racconta soprattutto il contrario.
Per questo appare difficile sostenere che avrebbe rifiutato un luogo o un’iniziativa semplicemente per la presenza di autorità o persone appartenenti a un ambiente sociale diverso dal suo.
Biagio ha attraversato contesti molto differenti senza rinunciare alla propria identità. È riuscito a parlare con persone lontane tra loro e a creare occasioni di incontro. È forse questo uno degli aspetti più importanti della sua eredità.
Ricordare Biagio Conte non dovrebbe significare stabilire chi avrebbe voluto o non avrebbe voluto incontrare. Dovrebbe significare, piuttosto, ricordare il suo modo di stare con le persone.
Non dividere, ma costruire ponti.



