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Nessun blocco stradale, mezzi fermi negli spiazzali

Caro carburanti, presidio dei camionisti al porto di Palermo CLICCA PER IL VIDEO

martedì 14 Aprile 2026

Cinque giorni di silenziosa protesta. Ovvero, senza arrecare danni ai cittadini con blocchi stradali. E’ questa la formula di mobilitazione che ha scelto il Comitato Autotrasportatori Siciliano. I guidatori di mezzi pesanti dell’Isola hanno deciso di incrociare le braccia per cinque giorni. Dal 14 al 18 aprile. Ciò per protestare contro il caro carburanti dettato dal conflitto in essere in Iran.

Caro carburanti in Sicilia, protesta dei camionisti al porto di Palermo

Oggi, alla colonnina, il prezzo medio del gasolio si aggirava intorno ai 2,18 euro a litro. Un vero salasso se confrontato ai prezzi di inizio 2026. I decreti emanati dal Governo Nazionale hanno finito per essere dei palliativi. Ma nulla più. Per questo i camionisti siciliani hanno deciso di lasciare i mezzi fermi negli spiazzali. “Se il prezzo del carburante si mantenesse a livelli tollerabili, potremmo prendere la strada e spostarci – dichiara Vincenzo Tedesco, camionista autonomo partecipante al presidio del porto di Palermo -. Ma per impegnare un camion che parte da Palermo per andare a Milano, con un consumo di 2,7 chilometri al litro, per fare 1500 chilometri all’andata ed altrettanti al ritorno ci vogliono 2200 euro di gasolio. Più gli imbarchi e i relativi pedaggi. Con questi aumenti ci hanno messo le mani in tasca“.

Gli organizzatori parlano di un’alta adesione. Una mobilitazione silenziosa, pensata per non arrecare danni alla quotidianità e soprattutto al portafoglio dei cittadini. Qualcuno non è d’accordo. E non mancano di farlo sapere a chi attende fuori dai varchi. “Questa è una delle virgole che non aderisce“, commentano i partecipanti all’uscita di uno dei pochi camion in transito al porto di Palermo.

E’ una forma di protesta rispettosa verso il cittadino – aggiunge Tedesco -. Abbiamo deciso di non fermare le macchine e non causare disagi. Ci siamo fermati negli spiazzali delle aziende di pertinenza. Se noi usciamo chiedendo degli aumenti, rischieremmo di creare aumento a cascata sui cittadini. Il caro carburante è il problema principale. Un camion non si muove con l’aria. Se il gasolio ha costi elevati, il trasporto costerà di più. Poi ci sono altri problemi. Ma questo è quello principale. Attraverso questi tavoli tecnici con Regione e Stato, speriamo di trovare una quadra“.

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