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Chiusi da mesi e senza certezze per il futuro, la crisi degli impianti di calcio a 5

venerdì 8 Maggio 2020
foto di repertorio

L’emergenza coronavirus ha danneggiato lo sport nella sua complessività, ma vi è qualcuno che ha avuto perdite peggiori rispetto ad altri settori.

Stiamo parlando del calcio a 5, conosciuto in gergo anche come futsal o calcetto. Un mondo che in Sicilia conta sulla presenza di circa 500 impianti e decine di migliaia di praticanti. Dagli adolescenti ai lavoratori, dallo studente all’operaio, questo sport rappresenta una delle attività più praticate fra gli amatori e gli appassionati di calcio.

Ma, nonostante ciò, dallo Stato e dagli enti locali non arrivano certezze sulle date di riapertura. Dopo i due mesi di lockdown e un mese di febbraio che ha fatto registrare perdite pesanti per i gestori causa l’emergenza covid-19, non vi è ancora nessuna certezza.

Salvo Messeri, presidente Palermo Calcio a 5
Salvo Messeri, presidente Palermo Calcio a 5

Ad oggi non abbiamo nessuna notizia su quando riaprire“, commenta il presidente del Palermo Calcio a 5 Salvo Messeri, gestore dell’impianto Tocha Stadium in cui gioca il suo club di futsal. “Il nostro è un mondo che è stato lasciato fuori perché viene associato spesso al calcio, quindi ad un sinonimo di ricchezza. Il calcio a 5 è l’esatto opposto, è accessibile a tutti“.

LA CRISI: FRA COSTI DA SOSTENERE ED AIUTI CHE STENTANO AD ARRIVARE

La questione principale riguarda le spese di gestione. “Parliamo di un costo degli affitti dei terreni che varia dai 2000 ai 5000 euro ad impianto. Le utenze continuano ad arrivare e i fornitori vogliono essere giustamente pagati per il materiale tecnico. Alcune società si sono perfino indebitate per rifare i campi ed oggi si ritrovano chiuse”.

“Si parla dell’istituzione di un fondo destinato alle ASD e alle SSD attraverso l’accesso al credito sportivo. Ma bisogna parlarsi chiaro: prima di esultare, c’è da verificare i paletti che verranno messi per accedere a questo strumento. Se ne verranno posti troppi oppure se saranno molto restrittivi, il provvedimento perderà tutta la sua efficacia e si rivelerà nullo. Ricordiamo che parliamo sempre di una cifra che si aggira intorno al 25% dei ricavi dello scorso anno, ma mi spiegate quanto può fatturare la gran parte delle ASD e delle SSD?“.

Non essendo la nostra realtà paragonabile ad altre che hanno scopo di lucro, è sin troppo facile comprendere che qualunque forma di prestito potrà servire al massimo per superare la criticità del momento. Ma per recuperare questo gap, noi no profit ci metteremo più tempo di una società commerciale per recuperare“.

CONFRONTO POLITICO IN ATTO

Ad aggravare la situazione si pone anche la problematica legata agli sponsor che, per la quasi totalità dei club, costituiscono ossigeno puro per continuare a sopravvivere.

Si paventa una riapertura per il 18 maggio dei cosiddetti centri sportivi, intendendo con questa accezione le palestre. Il nostro è un mondo che si muove di pari passo con la scuola. A tal proposito, temo proprio che fin quando non riapriranno gli istituti, molti gestori continueranno a pagare lo scotto della crisi“, commenta il presidente del club rosanero.

A tal proposito, il patron della società sportiva ha creato un’associazione di categoria di impianti sportivi per affrontare nei prossimi giorni con il mondo politico.

Abbiamo già informato alcune personalità, fra cui il consigliere comunale Dario Chinnici. Nei prossimi giorni avvieremo l’iter per chiedere un incontro sia all’assessore Petralia che al presidente Nello Musumeci, per affrontare la questione in modo serio e dettagliato“.

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