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di Alessandro Pagano

Dall’essere umano all’essere sostenibile, intelligenza artificiale e tecnoscienza: opportunità o rischio antropologico?

giovedì 23 Maggio 2024

LA GRANDE TENTAZIONE DEL NOSTRO TEMPO

La storia dell’uomo è intrinsecamente intrecciata alla tecnologia. Di fatto la tecnologia è una vera e propria propaggine che lo spinge alla crescita. Per la prima volta nella storia però, stiamo assistendo ad una tecnologia, di suo inanimata, che rischia di prendere il sopravvento sull’uomo, autoevolvendosi per proprio conto.

Ma la tecnologia è una estensione dell’uomo. Sin dall’era primitiva, l’uomo di allora, al pari dell’uomo moderno, inventò il bastone per evolversi. L’uso era diverso a seconda della finalità: era vincastro per guidare le pecore, era arma per difendersi dagli aggressori o per aggredire. Da allora, generazione dopo generazione, è andata sempre così, a dimostrazione che la tecnologia-scienza, (che da ora in avanti chiamerò tecnoscienza) è fantasticamente ambigua, cioè aperta a tutto e al contrario di tutto.

Voglio dire che non bisogna avere paura della tecnologia in sé, semmai, se di qualcuno dobbiamo avere paura è solo dell’uomo e delle sue intenzioni.
Introduco questo tema per affermare subito e senza timore di equivoci che la sfida dell’ora presente in materia di A.I. non risiede, come dicono in tanti, nel saper governare questa transizione tecnologica.
La sfida, a mio parere, è centrata sull’uomo contemporaneo e sulla reale conoscenza della sua interiorità e della sua intelligenza.

Perché se l’uomo non dovesse essere all’altezza di questo tempo così difficile e delle responsabilità a cui è chiamato, con la AI rischieremmo di avviarci alla fine della storia, per dirla come dicono tanti autori contemporanei (*1).
D’altronde a giudicare da quello che diffonde il noto filantropo Bill Gates sembrerebbe di sì, visto che pronostica “profondi sconvolgimenti” che non risparmieranno nessuno. E Gates non è uno qualunque. Su queste tematiche detta tempi e obiettivi, oltre a investire somme di denaro pazzesche e ottenere profitti altrettanto pazzeschi.

Nell’ultimo secolo è davvero passato il messaggio che, chi possiede conoscenze avanzate di tecnoscienza gestisce potenza e realizza dominio su altri uomini.
Non tutti comprendono questo rischio perché l’attenzione è focalizzata sull’utente finale e sulle comodità che gli derivano dalla AI. Ma in verità bisognerebbe concentrarsi sui vantaggi, non tanto del consumatore finale, quanto dei produttori iniziali e dei circoli a essi collegati (imprenditori, manager, fondi d’investimento, banche, forum di discussione internazionali, think tank, circoli di opinione a chiaro indirizzo globalista, multinazionali specialmente informatiche, ong controllate da filantropi e, ovviamente, mass media).

IL CONTROLLO INDIVIDUALE E SOCIALE

A proposito di AI e di dominio verso l’umanità, non può essere sottaciuto il controllo dell’individuo e della sua percezione.
Essere controllato con metodi violenti è gravissimo, ma non è da meno essere controllati con metodi apparentemente democratici e ingannevoli. Profeticamente ne parlò per primo, nel 1991, San Giovanni Paolo II’ nella sua enciclica “Centesimus Annus”, quando ci spiegò che esistono non solo i “totalitarismi aperti”, ma anche i “totalitarismi subdoli”.

Quest’ultimo totalitarismo è ormai prevalente nella nostra società e sempre più lo sarà.
Come dice Massimo Naro: “rispetto al passato, il fattore tecnologico ha un ruolo preponderante. Non sarà più soltanto una “protesi”, ma addirittura un “innesto”, capace di condizionare e orientare le relazioni; e in extrema ratio, aggiungo io, se la catena di comando è in mano a persone prive di scrupoli, potrebbe diventare anche arma letale, potendo decidere potenzialmente bla fine anticipata di una determinata vita.

Con i famosi microchip sottocutanei anticipati da ElonMusk e che in alcuni paesi occidentali (Svezia) sono già innestati in decine di migliaia di umani. “Siamo già in pieno transumanesimo: anime, coscienze e ragione sostituite da un algoritmo”, continua Massimo Naro.

La cosa inquietante è che non si osservano reazioni sociali, contestazioni o anche indignazione. A riprova di una tacita accettazione che si appresta a diventare un fatto di costume e culturale. Che è esattamente quello che agogna qualsiasi totalitarismo.

VERSO L’ANNULLAMENTO DELLA PERSONA?

Sembra evidente un graduale, ma costante annullamento della persona. La “Persona”, nella cultura anglosassone è mente e fisico, ma nella cultura universale (non solo quella cristiana) è anima e fisico.
L’errore primario della attuale cultura dominante è che vuole scomporre l’uomo in tante funzioni, senza rendersi conto che l’uomo ha unità ontologica; l’uomo non è un organismo vivente che si somma a parti meccaniche che svolgono delle funzioni e che sono un artefatto. L’uomo è un tutto!
Tutt’al più il ricorso intenso alla AI determinerebbe il declino dell’intelletto e del principio di responsabilità.
Ma noi umani “non siamo per nulla esentati dall’esercizio di responsabilità”
Nel celeberrimo “I Fratelli Karamazov”, capitolo “Il grande inquisitore”, Fëdor Dostoevskij fa una riflessione circa l’incapacità di molti esseri umani di non essere capaci di sopportare e di gestire una propria responsabilità, da qui per chi ha il potere, la necessità di farsi carico della responsabilità altrui.
Ora, se il potere è esercitato da uomini animati da spirito caritatevole (*2) o da sana inquietudine (*3), ciò è una benedizione per la società. Ma se invece il potere è esercitato da uomini con sete di dominio, essi chiederanno ad altri uomini, agli utenti finali, di cedere loro tutte le libertà così da liberarli di tutte le angosce, le ansie, le preoccupazioni delle responsabilità quotidiane. In altre parole, un invito a ricercare una vita più facile, perché tanto ci saranno altri che penseranno a loro, per loro e a tutto.

Quello del voler delegare la propria responsabilità, non è fattore banale, ma una tragica realtà che esiste da sempre.
La grande scrittrice Hannah Arendt nel suo “Banalità del Male”, descrisse bene il fenomeno della “obbedienza deresponsabilizzante”, nel caso del criminale nazista Adolf Eichmann, catturato in Argentina nel 1960 che si discolpò di tutte le sue azioni criminali, affermando che non aveva alcuna responsabilità, perché in fondo aveva obbedito a ordini a cui non poteva sottrarsi.
Le stesse giustificazioni che diedero i gerarchi nazisti al processo di Norimberga.
Come è noto, queste argomentazioni non furono giustificate dalla IV’ Straftkammer del Tribunale di Norimberga, che giustamente li condannò, affermando il principio di responsabilità verso sé stessi e verso coloro che a loro vengono affidati.
La sentenza statuì infine che il principio di responsabilità è insito nella natura dell’uomo, ed è irrinunciabile.

DALL’ESSERE UMANO ALL’ESSERE SOSTENIBILE.

Nel 1831 (attenzione alla data), nel suo “Democrazia in America”, Alexis de Tocqueville diede luce a questa considerazione: “la società rischia di morire, se mentre il legame politico si allenta, il legame morale non si restringe”.
(…) “E che fare di un popolo padrone di sé stesso, se non è sottomesso a Dio?”
Una grande personalità si misura dalle sue doti profetiche. Tocqueville, già nel 1831, nella sostanza ci diceva che anche un popolo che è padrone di sé stesso, cioè che è affrancato dalle dittature, quando si ritrova con una politica debole (ritiene scontato che ciò possa avvenire), si potrà salvare solo se sarà sottomesso alla morale che deriva dall’unico Dio Padre Onnipotente, Creatore del Cielo e della terra.

Andando in scia, poco più di 100 anni dopo, Karl Popper, anche lui da non ascrivere tra gli autori del cattolicesimo sociale, nel suo “La Società aperta”, scriveva: “la società liberale (che da lì a poco avrebbe conquistato per intero l’Occidente), alla fine non sarebbe stata una società aperta, ma atomizzata, impersonale, anonima, disgregata”. Grazie ai progressi della tecno scienza “sarebbe diventata completamente astratta e depersonalizzata”, con “gli uomini che non si incontreranno mai faccia a faccia”. Un altro PROFETA!
E anche John Locke, certamente un anticipatore dell’illuminismo e padre del pensiero liberal-democratico, anche lui non ascrivibile al cattolicesimo sociale, nel suo “Secondo trattato sul governo, II,6”, scriveva: “la legge di natura, che è per tutti vincolante, e la ragione, insegnano a tutti gli uomini, che essendo uguali e indipendenti, non devono arrecare danno agli altri nella vita, nella società, nella libertà e negli averi. Infatti essendo tutti gli uomini opera di un solo Creatore Onnipotente (…), sono creati per durare fino a che piaccia a Lui e non ad altri. Ed essendo forniti di una comune natura, non ci autorizza a distruggerci l’un per l’altro”.
Ciascuno è tenuto a conservare sé stesso, a non abbandonare intenzionalmente il suo posto, per quanto possibile preservare gli altri uomini, e contribuire alla conservazione della libertà, della salute, dei beni”.
Abbiamo citato tre autori che profeticamente, da centinaia di anni ci dicono come sarebbe andata a finire e qual sarebbe stata l’unica soluzione per evitare il disastro: ricercare la Civitas Dei e allontanarsi dalla Civitas Diaboli.

Questa celebre frase di Sant’Agostino, frutto della sua opera più grande (De Civitate Dei) è attualissima a distanza di 1600 anni esatti da quando fu scritta. Come infatti giudicare ciò che viene partorito in questi anni recenti, in questi stessi giorni, dalle menti più sofisticate e potenti del mondo attuale? Ascoltate cosa dice Yuval Noak Harari, l’ideologo del WEF, il Word Economic Forum, che ogni anno si riunisce a Davos per dettare l’agenda del pianeta su tutti i temi più attuali e scottanti: “Assistiamo alla creazione di una grande quantità di persone inutili. I computer stanno diventando sempre migliori in molti campi e ci sarà la possibilità che ci supereranno in molti compiti, rendendo gli umani superflui. E il grande interrogativo politico ed economico del XXI’ secolo sarà << a cosa servono gli umani? O almeno a cosa servono così grande quantità di umani? Attualmente, la migliore idea è quella di tenerli felici con droghe e videogiochi>>.

A queste nuove utopie ideologiche dobbiamo guardare, non ad altro! E tutto quello che in umiltà mi sono sforzato di dire, va in questa direzione.
Chiudo ! Nel 2006 nel discorso alla Accademia delle Scienze, Benedetto XVI indicò che il pericolo di questo secolo risiedeva nel fatto che scienze e tecnologia, ignorando i bisogni esistenziali e spirituali e non sottostando alla legge della neutralità, possono diventare una nuova religione, con una <<moltiplicazione di ASSOLUTI che non ammettono discussioni, al punto di generare una nuova dittatura, la dittatura del relativismo etico>>.

Di fronte alla moderna dittatura del relativismo etico e della conseguente schiavitù dell’uomo moderno, la salvezza ritengo che passi dal Vangelo di Giovanni 18,37:
“Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla Verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

(*1) Francis Fukujoma, “La fine della storia”
(*2) “Spiriti caritatevoli”, vedi I Promessi Sposi, cap.29, Don Abbondio e il sarto, esempi negativi e positivi di carità umile e attiva, pronta all’accoglienza generosa verso il prossimo e attenta alle esigenze degli ultimi.
(*3) “Sana inquietudine”, vedi Papa Francesco, “Incontro con i giovani” del 13 giugno 2018.

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