Personale mediamente più informato
Il personale in Sicilia mostra una formazione digitale superiore alla media nazionale, con il 4,2% dei dipendenti possedenti competenze ICT (competenze specifiche relative alle tecnologie dell’informazione e comunicative), rispetto al 3% del totale italiano. Tuttavia, tale percentuale è superata dalla Provincia Autonoma di Bolzano, dove il 10,6% del personale è specializzato in questo settore. Inoltre, solo il 18,5% dei comuni siciliani ha avuto il personale coinvolto in attività formative ICT, a fronte del 23,1% della media italiana. Infine, il 78,2% dei dipendenti siciliani ha accesso a Internet, percentuale inferiore alla media nazionale del 91,7%, e distante dalle prestazioni superiori di regioni come Lombardia ed Emilia Romagna, con percentuali di accesso rispettivamente del 97% e del 96,65%.
I nodi da sciogliere sulla sicurezza informatica
Un’altra importante criticità nel settore pubblico riguarda la sicurezza informatica: sette amministrazioni locali su dieci non hanno una gestione strutturata degli eventi di sicurezza ICT, sia nel Nord che nel Sud del Paese. “La sicurezza nella Pubblica amministrazione significa sicurezza dei cittadini. C’è un impegno condiviso da tutte le forze del sistema Paese e anche la Regione farà la propria parte utilizzando il fondo di 26 milioni del “Pon legalità” che il ministero dell’Interno ci ha consentito di spendere nel successivo anno, anziché perderlo”. Queste le parole del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani a margine dell’evento “Cybersecurity” tenutosi ormai cinque mesi fa a Palermo. Nell’ultimo anno, infatti, il 7,6% del sistema Italia è risultato sotto attacco informatico: l’anno precedente il dato era del 3,4%. Un trend, secondo gli analisti, destinato a crescere
Un divario digitale che preoccupa
Questi dati richiamano l’attenzione sul fenomeno del Digital Divide, ovvero di un evidente divario digitale non considerato nel rapporto dell’Istat. Differenze di accesso e competenze digitali che permangono tra diverse categorie di persone, in particolare gli anziani che spesso incontrano difficoltà nell’utilizzo delle nuove tecnologie. I centri di assistenza fiscale (CAF) stanno giocando un ruolo importante nel facilitare questa transizione verso la Pubblica Amministrazione digitale in Sicilia, ma diventa quindi essenziale che la digitalizzazione non escluda le fasce più vulnerabili della società. La progressiva chiusura degli sportelli bancari (CLICCA QUI) è un esempio di come la digitalizzazione potrebbe escludere ulteriormente queste fasce deboli, pertanto è cruciale adottare misure che garantiscano l’inclusione digitale per tutti.
Difficoltà non solo di competenze ( l’Istat rileva che nel 2022 il 43,7% degli individui di 15 anni e più in Sicilia non possedeva alcuna competenza digitale di base) ma anche di accesso alle tecnologie. Secondo l’Istat, nel 2022 il 23,4% delle famiglie siciliane non aveva un computer e il 17,8% non aveva una connessione internet.
Per un futuro più digitale
Investire nella sicurezza informatica e nella formazione del personale è fondamentale per sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie digitali. La digitalizzazione non riguarda solo la tecnologia, ma anche la cultura e le competenze necessarie per adottarla in modo efficace. La Sicilia, come dimostrano alcuni dati Istat, ha il potenziale per trarre vantaggio dalla digitalizzazione come motore di sviluppo e crescita, ma la strada sembra ancora in molti casi in salita. È necessario un impegno congiunto degli enti locali, dei cittadini e dei professionisti per sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie e costruire una Pubblica Amministrazione efficiente, trasparente e accessibile a tutti. L’analisi critica sottolinea l’importanza di un piano strategico articolato che tenga conto delle specificità del territorio siciliano e delle diverse esigenze dei cittadini.