Tutti uniti da un obiettivo. Costruire a Palermo un’alternativa credibile al centrodestra. Anche se il nome del candidato sindaco ancora non c’è. Il centrosinistra è ancora in cerca di un leader per le prossime elezioni amministrative. Fatto confermato ieri mattina durante la conferenza stampa convocata dal fronte progressista sul tema dei fondi ex Gescal. Confronto con i giornalisti nel quale il leitmotiv è stato: “Lagalla vada a casa“. Uno slogan che, seppur scontato, ha posto un interrogativo a dodici mesi dal main event della politica palermitana. Chi rappresenterà il campo largo?
Prima il progetto, poi il candidato
Il nome dovrà essere condiviso e convincente. La base di partenza infatti non sorride al centrosinistra. Quattro anni fa, il risultato fu netto. Roberto Lagalla vinse al primo turno senza troppi patemi d’animo, con una coalizione che si è perfino allargata in questa consiliatura. Una ricerca alla quale il centrosinistra non ha ancora una risposta. “Prima del candidato c’è da stabilire il progetto“, ha dichiarato il capogruppo del PD Rosario Arcoleo. “Siamo compatti. Ma voi volete i nomi. E per ora non ne diamo“, ha chiosato invece il consigliere comunale del M5S Antonino Randazzo. Pensieri collegati da un concetto: unità. Dai pentastellati ai Dem, da Controcorrente a Progetto Civico Italia. Tutti sembrano volersi sedere al tavolo. Anche se prima di farlo si dovrà attendere l’esito delle trattative sulle primarie a livello regionale.
I confini del campo largo
Un campo largo i cui confini sembrano più definiti rispetto a qualche mese fa. A cominciare dalla partecipazione al tavolo di confronto di Casa Riformista. “Non è presente qui – ha detto ieri Randazzo – ma parteciperà ai lavori del campo largo in quanto è una forza politica che si è dichiarata alternativa alla maggioranza del sindaco Lagalla“. Resta da sciogliere il nodo invece sulla posizione di Sud Chiama Nord, soggetto politico fondato dal deputato regionale Cateno De Luca. Qualche giorno fa, il sindaco di Taormina ha annunciato di voler lanciare entro inizio luglio un proprio profilo in qualità di candidato sindaco di Palermo. Un annuncio che ha fatto accendere i microfoni di Radio Palazzo. Tanto da far parlare di un possibile approdo della sigla civica all’interno di Sala Martorana attraverso l’ingresso di almeno un consigliere comunale. Ai posteri l’ardua sentenza.
Chi sarà della partita nel fronte progressista
Intanto, chi sarà sicuramente della partita del fronte progressista sono PD, M5S, AVS, Progetto Civico Italia e Controcorrente. Sigla, quella di Ismaele La Vardera, che ha recentemente incassato l’ingresso sia di Ugo Forello che di Giulia Argiroffi. Fatto che ha permesso all’ex Iena di pareggiare i numeri di AVS a Sala Martorana. A comporre il gruppo infatti sono due elementi, ovvero l’ex vicesindaco Fabio Giambrone ed Alberto Mangano. Tre invece gli esponenti del M5S: Antonino Randazzo, Concetta Amella e Giuseppe Miceli. Capofila dell coalizione, in termini numerici, è il PD. Compagine che può contare su quattro elementi (il capogruppo Rosario Arcoleo, Fabio Teresi, Mariangela Di Gangi e Teresa Piccione). A completare il quadro delle opposizioni ci sono i tre elementi del Gruppo Misto: Carmelo Miceli (approdato a Progetto Civico Italia), nonchè Franco Miceli e Massimo Giaconia (eletti nella lista civic di Progetto Palermo).
Gruppo di prossimi uscenti che, a giudizio di Mariangela Di Gangi, è riuscito ad incidere sui lavori d’aula. “Questa opposizione ha fatto un lavoro che speriamo si sia visto all’esterno, in particolare per il contributo che abbiamo dato in aula. Al netto delle differenze e delle sensibilità, l’opposizione ha fatto un lavoro di grande coesione e di grande intrasigenza al centrodestra. E’ chiaro che queste sono le migliore premesse per un progetto alternativo e unitario rispetto alla maggioranza che governa oggi la città. Ci sono passaggi della città. I partiti sono macchine complesse. Non invidio chi se ne deve occupare. Ma è chiaro che andremo in modo unitario“.
Primarie si o primarie no?
Tutti uniti si, ma senza una testa. Secondo Fabio Giambrone, la leadership dovrebbe essere determinata tramite il ricorso al giudizio popolare, ovvero con le primarie. “E’ evidente che i partiti devono fare uno sforzo in più. Ho lanciato al campo largo l’idea di vederci subito per costruire una proposta di governo a livello regionale. Ma lo stesso discorso vale a livello comunale. Personalmente ho proposto di fare le primarie, in quanto quest’ultime possono garantire il più alto livello di partecipazione. Dobbiamo fare in modo che la città si svegli e partecipi attivamente alla vita politica“. In attesa che i leader regionali si schiariscano le idee sul da farsi, il centrosinistra palermitano non può far altro che aspettare. Magari auspicando che le crepe interne alla coalizione del sindaco Roberto Lagalla generino varchi in cui infilarsi.



