Cateno De Luca si candiderà per la presidenza della Regione Siciliana, ma non corteggerà nessuno: saranno gli latri partiti a dover aderire al suo programma e al suo Governo di Liberazione, che passo dopo passo sta iniziando a prendere forma. A distanza di una settimana il leader di Sud chiama Nord torna a parlare dei risultati delle amministrative, soffermandosi sull’esito dei ballottaggi, che non hanno fatto altro che confermare le teorie di De Luca.
Numeri e dati alla mano, in conferenza stampa all’Ars, il sindaco di Taormina ha commentato l’esito proveniente dalle urne, con un particolare focus sui 17 Comuni al voto con sistema proporzionale. “Il centrodestra – ha spiegato De Luca mostrando i grafici – ha perso il 50% della popolazione amministrata. Il centrosinistra li ha raddoppiati. Emergono tre poli, con Sud chiama Nord che non ha altri interlocutori, mentre gli altri hanno più partiti e soprattutto capitribù. Proprio nel centrodestra, questo ha portato ai risultati delle amministrative“.
Due le date da cerchiare in rosso: la prima settimana di luglio per la presentazione del candidato sindaco a Palermo e del progetto “Una marcia in più per Palermo”; il 18 luglio con la presentazione dei componenti del Governo di Liberazione. “Lagalla deve godersi la pensione. Palermo ha bisogno di un sindaco e di un’amministrazione capace di portare dei livelli di normalità e di qualità urbana, quello che Lagalla non ha saputo fare. C’è bisogno di un’amministrazione che abbia il coraggio di andare oltre il contesto nel quale ci troviamo. Il modello a cui ci ispireremo? Quello di Messina“.
“Il presidente della Regione, Renato Schifani, non ha presentato la relazione annuale sull’attuazione del programma, venga in Aula, presenti la relazione di fine mandato, si dimetta e andiamo alle elezioni“. Subito elezioni ma con quale coalizione? “Questo è un problema che non mi appartiene perché abbiamo capitribù nel centrodestra, capitribù nel centrosinistra e tra qualche settimana uscirà anche la candidatura di Marco Falcone in rottura con Giorgio Mulè. Segno che non ci sono interlocutori seri, validi e unici nelle due coalizioni. Ecco perché, rispetto a questa balcanizzazione, noi non abbiamo che fare un percorso in solitaria, in attesa che all’interno delle singole coalizioni maturino le condizioni per una proposta unitaria, cosa che ancora non è avvenuta né da parte del centrosinistra né da parte del centrodestra. Solo dopo potremo fare un confronto non solo sul programma ma anche su chi ha le capacità e le caratteristiche per governare, per interpretare meglio questa fase di rinnovamento rispetto a una strategia che noi abbiamo definito autonomista, civica e progressista“.
Al figlioccio Ismaele La Vardera “lo ringrazio per aver detto di non mettere veti nei miei confronti, rispondo che lui si deve chiarire all’interno del cosiddetto campo largo. Quando il campo largo definirà qual è la proposta programmatica per la presidenza della Regione, allora metteremo a confronto modelli e uomini. Penso che ingigantire un risultato rispetto ai dati complessivi faccia un po’ ridere. Se consideriamo tutti i 17 comuni dove si è votato col proporzionale, La Vardera fallisce a Messina, dove aveva fatto una lista con i 5 Stelle, prendendo il 3%. Fallisce a Milazzo, dove non raggiunge neanche il 5%. A Barcellona Pozzo di Gotto non esiste. Per quanto riguarda il Palermitano La Vardera a Termini Imerese è andato addirittura contro il sindaco uscente che noi abbiamo sostenuto, eleggendo due consiglieri comunali. A Villabate, casa sua, non l’ha visto nessuno. A Carini, noi abbiamo presentato il nostro candidato sindaco, che ha preso il 10 per cento. Mi pare che lui abbia candidato un sindaco in un piccolo comune, ma il risultato è stato deludente . Infine, a Raffadali non è riuscito a fare il vicesindaco. Quindi il fenomeno in cosa consisterebbe? Se la mettiamo su questo piano è ovvio che ognuno deve entrare nella giusta dimensione. Il tema è che in una valle di nani il mezzo risultato ovviamente diventa un grande risultato, ma questo fa parte di dinamiche che non mi appartengono”.
“Stanotte a Villa Igea c’è stata una seduta spiritica con alcuni emissari importanti del centrodestra venuti da Roma. Io l’ho detto chiaramente: Mulè è una persona rispettabile – ha concluso De Luca – ma la Sicilia non può essere amministrata da chi non ha mai neanche amministrato un condominio. Non accetterò nessun papa straniero. Il centrodestra ci ha dato già Schifani. Giorgio Mule è inadeguato per amministrare la Sicilia, mentre è adeguatissimo per fare il ministro o il presidente del Consiglio. In questi giorni vedrò alcuni rappresentanti del centrosinistra“.



