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“Il re delle scommesse aiutato da due politici”: indagati Alberto Firenze (Pd) e Pietro Alongi, ex deputato regionale Ncd

giovedì 1 Febbraio 2018

Ninì Bacchi, il re delle scommesse on line e socio dei boss siciliani, avrebbe goduto dell’aiuto di due politici ed era così riuscito a piazzare un emendamento nella legge finanziaria 2016 allo scopo di sanare 700 centri scommesse non autorizzati.

L’emendamento poi non passò, ma le intercettazioni della squadra mobile di Palermo hanno svelato i contatti politici di Bacchi. E uno dei collaboratori più stretti dell’ex sottosegretario Pd all’Istruzione Davide Faraone è finito indagato: si tratta di Alberto Firenze (in foto di apertura nel corso di una manifestazione politica), consigliere comunale berlusconiano a Castelvetrano, poi capo dello staff di Faraone. Uno degli organizzatori della Leopolda Siciliana, la convention palermitana del Pd fortemente voluta proprio da Faraone; è stato infatti proprio Firenze che smessi i panni azzurri, ha scelto la via del renzismo. Eletto presidente dell’Ersu di Palermo (l’ente che gestisce le borse di studio dell’Università), ha poi fatto gli onori di casa alla convention dei Democratici, voluta dal delfino siciliano di Matteo Renzi. Firenze ha inoltre ricevuto la nomina di componente della fondazione RI.MED nel consiglio di amministrazione.

Bacchi avrebbe incontrato anche il deputato regionale Pietro Alongi, dell’Ncd, indagato pure lui. Nel 2016, ci fu grande fervore per quell’emendamento. Il 30 settembre Bacchi incontrò Firenze nel padiglione 19 di viale delle Scienze.

All’ingresso c’erano anche gli investigatori della squadra mobile “mischiati” con gli studenti.

Quel giorno Firenze avrebbe parlato con Eugenio Ceglie, un collaboratore dell’allora sottosegretario Faraone, della possibilità di inserire l’emendamento che tanto stava a cuore a Bacchi nel Decreto “Mille proroghe”. Poi Firenze parlava con uno dei collaboratori di Bacchi, Devis Zangara, pure lui finito in manette.

Zangara diceva a Firenze di non essere riuscito ad arrivare in tempo all’appuntamento e aggiungeva: “Alberto, domani mattina possiamo vederci? Perché io avrei delle cose da dirti». Firenze avrebbe detto: «Io da domani sono impegnato in questa conferenza… avrò duecento persone che vengono da tutta Europa e io sono inserito in tutte le cose… Non lo so, non riesco a darti nessun orario, io sono nell’edificio 19. Ti volevo aggiornare di alcune cose – continuava – perché poi parlando con un amico mio oggi… dice che mille proroghe non è una cosa di adesso, è una cosa che potrà avvenire”.  E Firenze rispondeva: “Vedi che si sta preparando il decreto Mille proroghe… stanno lavorando a questo». Zangara chiedeva: «Tu mi dai questo… come mi hai dato la sicurezza, la certezza perché ci sono… e poi ci sono altre cose che ti volevo dire, ma te lo dico di presenza». E Firenze avrebbe dato l’appuntamento: “Domani mattina dalle nove sono qua, all’edificio 19 e mi trovi qua tutto il giorno”.
Sempre le intercettazioni dicono che a ottobre il manager dei boss aveva provato a far riaprire i termini per la sanatoria nel decreto “Terremoto”, ma non c’era riuscito. E il genero di Alongi, Alessandro Rubino, al telefono: “Non ci credo che tutte queste persone ti dicono tutte le stesse cose e non è vero niente”. Poi spiegava: “Le prime notizie che ci hanno dato, sembra che non sia nel blocco centrale… però loro sostengono che ci saranno degli emendamenti attuativi e correttivi”.

E ancora Bacchi avrebbe cercato Alongi al telefono: “Sono all’ingresso dell’assessorato, via delle Croci”. Il pomeriggio del 29 settembre, un altro incontro al Bar Cavour. Bacchi, Alongi, Zangara e Rubino.
Il 7 novembre la presentazione dell’emendamento che tanto stava a cuore a Bacchi, che viene inserito nel disegno di legge 4127 bis, la legge finanziaria.

E’ l’onorevole Paola Binetti (Area Popolare) a chiedere che venga inserito quell’emendamento che prevedeva la riapertura dei termini per la sanatoria dei 700 centri scommesse non autorizzati. Ma l’emendamento viene dichiarato inammissibile. Viene ripresentato dagli onorevoli Paolo Tancredi e Filippo Piccone, ma alla fine l’emendamento fu bloccato.

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