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Al Parco San Jachiddu

Messina, la due giorni dei No Ponte: “Prepariamo la resistenza”

lunedì 25 Marzo 2024

Una due giorni “No Ponte”, con assemblea conclusiva, numerosi interventi ma anche momenti dedicati al trekking, alla socialità, la musica. La location scelta dalle associazioni e dai movimenti contrari all’opera è stata il Parco San Jachiddu che ha consentito, nel week end appena concluso di alternare la preparazione delle prossime iniziative a momenti di carattere culturale o sportivo. Così è stato possibile fare trekking nelle zone dove sorgerebbero alcuni cantieri, assistere alla proiezione di “The Coconut Revolution” o seguire il concerto dei Funky*club orchestra.

Il cuore della due giorni voluta da Spazio No Ponte – Cambiamo Messina dal Basso . Casa del popolo – Non Una Di Meno – Rete No Ponte – Calabria  è stata però l’assemblea dal tema “La città cantiere” che ha visto numerosi interventi ed è stata aperta da Gino Sturniolo, storico no ponte ed ex consigliere comunale. Punto di partenza è il fatto che da governo e dalla Stretto di Messina viene data per certa l’apertura dei cantieri ad inizio estate.

Ci appare evidente, dunque, che il dibattito Ponte Sì/Ponte No rischia di essere mero esercizio retorico a fronte dell’accelerazione (quand’anche fosse solo mediatica) cui stiamo assistendo- spiegano i no pontisti- Non c’è, infatti, alcun dubbio che a una razionale valutazione dei pro e dei contro non si sceglierebbe di impegnare una cifra prossima ai 15 miliardi per una mega opera inutile e dannosa come il ponte a fronte dei tanti bisogni inevasi di cui i territori interessati sono portatori”.

Gli attivisti sottolineano le conseguenze sul piano dell’impatto ambientale ma anche i dubbi sull’ edificabilità dell’opera, l’irrilevanza dei vantaggi dal punto di vista trasportistico, l’enorme costo tutto a carico di risorse pubbliche a fronte di una rete viaria e ferroviaria mortificanti, dei rischi permanenti per le popolazioni locali a causa del dissesto idrogeologico e della sismicità delle aree interessate, nonché la precarietà del sistema sanitario e dell’edilizia scolastica.

Due modelli diversi di investimento. Da una parte la concentrazione di risorse in un unico punto a tutto vantaggio di poche corporazioni e delle grandi centrali delle costruzioni e dall’altro investimenti diffusi con un migliore ritorno per le comunità locali e per i lavoratori”

Il nocciolo della questione, per i movimenti è come organizzare questa nuova fase di mobilitazione, che definisco di resistenza, in occasione dell’apertura dei cantieri. In questo senso il Ponte per dimensioni, investimento, immaginario è opera paradigmatica. In questa opera si condensano tutti i dispositivi finanziari, politici, giuridici, mediatici che caratterizzano le manifestazioni delle economie estrattiviste. Diverse le anime di movimenti e associazioni che si sono confrontate nel corso dell’assemblea per decidere in che modo, con quali tempi e come organizzare le prossime mosse per difendere lo Stretto dai “signori del cemento”. Il tema scelto è stato infatti “la città cantiere”. Ci saranno altri lanci di carta igienica? Più probabilmente si seguire la strada usata in altre battaglie come la Tav e nel frattempo e parallelamente proseguono le altre iniziative, come gli esposti e i ricorsi da parte di chi ha un’abitazione a Torre Faro.

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