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Palermo, il Consiglio comunale vota ‘no’ all’hot-spot. La decisione finale ora spetta alla Regione

giovedì 24 Maggio 2018
consiglio comunale palermo

La questione hot-spot allo Zen approda a Sala delle Lapidi, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando. Tutti i gruppi consiliari hanno dato parere negativo, una decisione condivisa anche dal Sindaco e dalla sua Giunta. Resta il fatto che il voto espresso oggi dal consiglio comunale, anche se obbligatorio, non è vincolante e arriva all’indomani dalla nomina della Regione di un commissario, l’ingegnere Salvatore Cirone.

Adesso, dunque, la decisione finale spetta alla Regione Siciliana, in quanto l’hot-spot è un progetto d’interesse sovracomunale. Per lunedì, infatti,  è stato fissato un vertice dei capigruppo del Consiglio con l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro.

Ma Orlando garantisce che “L’Amministrazione comunale si riserva di impugnare eventuali provvedimenti favorevoli all’hot-spot. Faremo ricorso alla giustizia amministrativa – e aggiunge – il no dell’Amministrazione comunale all’hot-spot è una scelta politica e non tecnica. Siamo contrari a campi di raccolta, sacrificio e sofferenza: rifiutiamo ogni forma di ghettizzazione dei migranti. Questa struttura, che è tutt’altro che precaria, non sorgerà né allo Zen né altrove. Palermo è la capitale del diritto e dei diritti, la cultura dell’accoglienza è il nostro tratto distintivo“.

Nonostante le rassicurazioni del primo cittadino, durante la seduta in Aula non sono mancate le polemiche, infatti, dall’opposizione, i consiglieri Fabrizio Ferrandelli e Cesare Mattaliano dei Coraggiosi,  hanno sfoderato un duro attacco al Sindaco “Non ti vogliamo in aula su questioni su cui siamo tutti d’accordo, ma per parlare delle emergenze finanziarie e gestionali del Comune e delle sue aziende. Se vuoi fare passerella noi non siamo e non saremo mai complici” a loro si è accodata anche Sabrina Figuccia dell’Udc, approfittando della presenza del primo cittadino, hanno chiesto di modificare l’ordine del giorno, per discutere sui conti del Comune e la gestione dei rifiuti. La richiesta è rimasta inascoltata, motivo per il quale i tre consiglieri hanno abbandonato l’Aula rientrando solo per la votazione dell’hot-spot.

Invitalia insieme al Governo Nazionale, ha stanziato 7.260.000,00 per la realizzazione della struttura, tutto questo è mortificante – afferma Sandro Terrani capogruppo del Mov139 –  perchè la città ha bisogno di risorse per riqualificare le periferie, attraverso la loro riqualificazione e non ghettizzandole ulteriormente. Ci incateneremo per evitare questo scempio. La città non ha bisogno di lager o strutture di detenzione per i migranti,  abbiamo bisogno di un rilancio economico, non di strutture che ghettizzeranno le periferie che necessitano di attenzione e sviluppo”.

Diversi i toni della maggioranza del Sindaco, i cui consiglieri si sono limitati alla questione che era all’ordine del giorno “L’hot-spot è un non luogo che fabbrica non persone – ha affermato il capogruppo di Sinistra Comune Giusto Catania nel corso del dibattito – L’hotspot elimina i diritti fondamentali delle persone, criminalizzando e privando della libertà  chi ne varca la soglia. E’ uno spazio che viola i diritti degli esseri umani,  estraneo all’ordinamento giuridico. E’ anche  uno scempio urbanistico: sette milioni di euro per costruire una baraccopoli in un bene confiscato alla mafia“.

Parere negativo all’hot-spot anche dal Movimento 5 stelle, con due diverse note-stampa, una del capogruppo Forello e di altri consiglieri e un’altra di Igor Gelarda.

 

 

 

 

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