Il 2025 si chiude come l’ennesimo “anno nero” per la sicurezza sul lavoro in Italia. Nonostante i proclami e l’inasprimento delle normative, il contatore delle vite spezzate non accenna a scendere in modo significativo. Secondo i dati consolidati dell’Inail relativi ai dodici mesi dell’anno appena concluso, le vittime totali sono state 1.093, un numero che supera sia le 1.090 del 2024 sia le 1.041 del 2023.
Entrando nel dettaglio delle cifre, si scopre che 792 persone sono decedute direttamente sul posto di lavoro, mentre 293 hanno perso la vita “in itinere”, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro.

Un dato particolarmente doloroso riguarda gli studenti: 8 giovani sono morti nel corso di attività legate all’istruzione o ai percorsi di formazione. Sebbene i dati siano definiti “provvisori” – poiché le denunce richiedono tempi tecnici di accertamento per stabilire l’effettiva origine professionale – la tendenza è inequivocabile: in Italia si continua a morire svolgendo il proprio dovere.
I settori a rischio e il paradosso delle costruzioni
L’analisi per comparti produttivi rivela dinamiche contrastanti. L’Industria e i Servizi continuano a pagare il tributo più alto con 674 decessi (in calo rispetto ai 686 del 2024), seguiti dall’Agricoltura che invece registra un preoccupante aumento, passando da 102 a 106 casi mortali. Tra i settori specifici, si osserva un’impennata nelle Attività Manifatturiere (da 101 a 117 decessi) e nel Commercio (da 58 a 68).
Al contrario, il settore delle Costruzioni, pur rimanendo tra i più pericolosi, ha fatto registrare una flessione, passando da 156 a 148 decessi. Questo dato, tuttavia, va letto con cautela: l’incidenza degli infortuni gravi in edilizia resta altissima e spesso legata alla frammentazione dei subappalti. Anche la Sanità e l’Assistenza Sociale mostrano un miglioramento, scendendo da 17 a 10 casi, segno forse di una maggiore attenzione post-pandemica ai protocolli di sicurezza negli ospedali.
Focus Sicilia e Palermo
Mentre a livello nazionale si registra un leggero calo dell’incidenza infortunistica ogni 100mila occupati (passata da 2.005 nel 2019 a 1.727 nel 2025), la Sicilia presenta segnali d’allarme specifici. Nell’Isola, le denunce di infortunio con esito mortale sono state 81 nell’intero anno, con un trend che ha visto un aumento significativo soprattutto nel secondo semestre.
Secondo i report regionali Inail Sicilia, l’incremento delle denunce totali di infortunio è stato del +2,8%, un valore superiore alla media nazionale. Le province più colpite dall’andamento infortunistico si confermano Catania, Palermo e Messina.
In particolare, Messina detiene un triste primato relativo alle malattie professionali: il 22% delle denunce di patologie legate al lavoro presentate nell’Isola provengono dalla città dello Stretto. Un dato positivo arriva però dall’Agricoltura siciliana, dove si è registrato un decremento degli infortuni del 2,4%, segnale di una possibile meccanizzazione più sicura o di maggiori controlli nelle campagne.

In particolare nella provincia di Palermo sono in aumento gli infortuni sia sul lavoro che in itinere, ossia avvenuti nel tragitto da casa al luogo di impiego o durante il turno lavorativo. Stando a dati aggiornati al 30 novembre del 2025, infatti, i casi denunciati di infortunio e malattia professionale sono stati 6553 (di cui 6269 per infortunio e 284 per malattia). Nel 2024 erano stati 6060. I settori maggiormente interessati sono quelli dell’industria.
Di questi sono 24 i casi mortali a Palermo (20 per infortunio e 4 per malattia), rispetto a 97 totali riscontrati in Sicilia, sempre nello stesso arco temporale. Nel 2024, invece, a Palermo erano stati poco meno, ossia 23. Sempre nel 2024 gli infortuni in itinere sono stati 1362 (di cui 462 senza mezzo di trasporto e 900 con mezzo di trasporto), un maggiore rispetto ai 1.135 del 2023 e agli 881 nel 2022.

“Il fenomeno preoccupa – spiega il presidente del comitato territoriale dell’Inail, Francesco Piastra – c’è un aumento degli infortuni, anche di quelli in itinere e lo vediamo, ad esempio, dall’ultimo incidente stradale avvenuto sulla Palermo Agrigento, costato la vita ad un paziente e due sanitari. Il tutto è provocato dalle condizioni precarie in cui versano le strade e dalla precarietà sul lavoro che costringe sempre più persone a svolgere impieghi diversi per arrivare a fine mese. Sono necessari investimenti, anche sulle strade, e una rimodulazione delle condizioni lavorative”.
La geografia dell’emergenza sicurezza sul lavoro: Nord vs Sud
La distribuzione geografica delle “morti bianche” evidenzia uno spostamento dell’emergenza. Il Nord-Ovest detiene il primato assoluto con 203 decessi, ma è il Sud a preoccupare maggiormente per la velocità di crescita (da 181 a 187 vittime). Il Nord-Est segue con 167 casi.
Tra le regioni, il Veneto registra l’incremento più drammatico (+22 decessi), seguito da Piemonte e Puglia (+14 entrambe). Di contro, la Lombardia, pur restando in numeri assoluti molto alta, segna una riduzione di 18 casi rispetto all’anno precedente. Un calo simbolico si registra in Emilia Romagna (-6), regione profondamente segnata nel 2024 dalla strage nell’impianto Enel Green Power di Suviana.
L’analisi demografica: i lavoratori anziani sono i più vulnerabili
Un dato che emerge con forza dal report 2025 è l’invecchiamento della forza lavoro coinvolta negli incidenti.
Le denunce mortali sono aumentate drasticamente nella fascia d’età 55-64 anni (da 279 a 300 casi), confermando che i lavoratori più anziani, spesso impiegati in mansioni fisicamente gravose, sono i più esposti al rischio.
Aumentano anche i decessi tra i lavoratori stranieri (da 176 a 182), a testimonianza di come la barriera linguistica e la precarietà contrattuale restino fattori di rischio determinanti.
Infortuni totali e malattie professionali
Oltre ai decessi, il 2025 ha visto 416.900 denunce di infortunio in occasione di lavoro, con un lieve aumento (+0,5%) rispetto al 2024. Tuttavia, il dato che preoccupa maggiormente le autorità sanitarie è quello delle malattie professionali: le patologie denunciate sono state oltre 98.000, in aumento dell’11,3% rispetto all’anno precedente.
Le malattie muscolo-scheletriche, del sistema nervoso e i tumori professionali rappresentano la stragrande maggioranza dei casi, indicando che oltre all’incidente improvviso, esiste un “logorio silenzioso” che colpisce migliaia di italiani.
Un aumento reale nonostante il calo statistico
Il report si chiude con una riflessione sull’incidenza: rapportando gli infortuni al numero totale di occupati (cresciuto nel 2025), l’incidenza statistica risulta in calo del 13,9% rispetto al 2019.
Ma per i sindacati e le associazioni delle vittime, questa è una “vittoria di Pirro”: finché il numero assoluto dei decessi resterà sopra la soglia dei mille l’anno, non si potrà parlare di un Paese sicuro.
L’obiettivo prioritario per il 2026 resta quella della prevenzione reale, della formazione e, soprattutto, della tutela dei lavoratori fragili e degli studenti in formazione, affinché il lavoro torni a essere un diritto e non un pericolo.




