L’ultima rilevazione demoscopica dell’istituto Swg per La7, di lunedì 4 maggio 2026, delinea un quadro politico italiano in leggera ma significativa trasformazione. Sebbene le gerarchie generali rimangano consolidate, i micro-spostamenti settimanali raccontano una leggera erosione per l’area di governo e una timida riscossa per le opposizioni, il tutto incorniciato da un dato sull’area del “non voto” che continua a essere il vero primo partito del Paese.
I DATI SWG
Il Centrodestra: cresce solo Noi Moderati. segno meno per FdI, FI e Lega
Non va meglio agli alleati. Forza Italia scende al 7,5% (-0,2%), confermando una fase di stabilizzazione verso il basso, mentre la Lega perde un ulteriore 0,1%, attestandosi al 6,1%.
Anche la formazione più piccola della coalizione, Noi Moderati, pur segnando un +0,1% (1,2%), non riesce a compensare la flessione complessiva dell’asse di governo. In totale, l’area di centrodestra registra una contrazione che, seppur millimetrica in termini assoluti, suggerisce una difficoltà nel capitalizzare l’agenda politica attuale.
Il “Campo Progressista”: segnali di vitalità, su PD e Avs, in calo il M5s

Sul fronte opposto, l’area che gravita attorno al cosiddetto “campo largo” o progressista mostra segni di vivacità. Il Partito Democratico prosegue la sua marcia di avvicinamento alla vetta, guadagnando lo 0,2% e portandosi al 21,8%. La distanza con Fratelli d’Italia si accorcia a 7 punti percentuali, un margine che resta ampio ma che psicologicamente riapre la partita per la leadership nazionale.
Accanto al PD, si registra la performance positiva di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), che cresce dello 0,2% raggiungendo il 6,9%. Questo dato è particolarmente rilevante: AVS non solo supera la Lega di quasi un punto percentuale, ma si conferma come una forza capace di intercettare il voto d’opinione e radicale.
Di contro, il Movimento 5 Stelle segna una lieve flessione dello 0,1%, scendendo al 12,4%. Il partito di Giuseppe Conte sembra vivere una fase di stallo, faticando a trovare lo spunto per invertire una tendenza alla lateralizzazione dei consensi.
Il Centro e le altre liste: frammentazione e sostanziale stabilità
L’area mediana della politica italiana appare estremamente frammentata ma complessivamente resiliente. Futuro Nazionale rimane stabile al 3,6%, consolidando la sua posizione come “terzo polo” potenziale. Tra i partiti minori, si nota un generale segno positivo: Iv recupera lo 0,2% portandosi al 2,5%, seguita da Azione al 3,5% (+0,1%) e +Europa all’1,6% (+0,1%).
Questi dati indicano che, nonostante la polarizzazione tra Meloni e Schlein, esiste ancora un elettorato che cerca rifugio in formazioni più identitarie o tecniche, sebbene nessuna di esse riesca al momento a fare il salto di qualità necessario per scardinare il bipolarismo di fatto.
La voce “Altre Liste” scende al 4,1% (-0,2%), suggerendo un leggero travaso di voti verso i simboli più noti.
Il fenomeno del non voto: un gigante che dorme (ma non troppo)
Quasi un italiano su tre si dichiara oggi fuori dal circuito della rappresentanza immediata. Questo 28% non è solo frutto di apatia, ma rappresenta un bacino di disillusione e protesta silenziosa che i partiti non riescono a scalfire.
Il fatto che il calo dell’astensione (-1%) coincida temporalmente con la crescita del PD e di AVS potrebbe suggerire che una piccola parte di questo elettorato stia tornando a guardare verso l’opposizione, ma siamo ancora lontani da una spostamento di massa dei delusi in elettori attivi.
La vera sfida per i leader, nei prossimi mesi, non sarà rubarsi lo 0,1% a vicenda, ma convincere quel terzo di Paese invisibile che il voto ha ancora un peso reale.
L’illusione della stabilità e il peso del silenzio
L’ultima fotografia scattata dal sondaggio Swg non ci riconsegna solo cifre, ma il sintomo di una fase politica in cui la “stabilità” appare sempre più come una crosta superficiale pronta a incrinarsi.
Se guardiamo ai numeri nudi e crudi, il calo del centrodestra — con Fratelli d’Italia che guida la ritirata perdendo lo 0,3% — suggerisce che la luna di miele tra il governo e il Paese stia entrando in una fase di stanchezza strutturale. Non è un crollo, certo, ma è un’erosione costante che colpisce tutti i partner di maggioranza, da Forza Italia alla Lega.

Il dato politico rilevante, tuttavia, emerge dal confronto tra i due blocchi. Mentre il governo flette, il Partito Democratico accorcia le distanze. Ma la vera sorpresa del “campo progressista” è Alleanza Verdi e Sinistra, che con un solido 6,9% sorpassa stabilmente la Lega di Matteo Salvini. Questo sorpasso non è solo simbolico: indica che esiste una domanda di radicalità e di identità che il pragmatismo del PD o l’ambiguità del Movimento 5 Stelle non riescono a soddisfare appieno.
Tuttavia, l’errore più grave che la politica potrebbe commettere sarebbe ignorare il calo dell’1% nell’area di chi non si esprime. Quel 28% di cittadini che dichiarano il proprio disimpegno resta, di fatto, il primo azionista del Paese. Il fatto che questa quota sia diminuita in concomitanza con la crescita delle opposizioni suggerisce che il “non voto” non è un blocco monolitico di apatia, ma un serbatoio determinante che si attiva solo quando percepisce una reale alternativa di visione.
In questo scenario, i partiti minori di centro — Azione, Iv, Più Europa — pur segnando piccoli progressi decimali, appaiono ancora come spettatori di un duello che sta tornando a essere bipolare.
La vera partita del 2026 si giocherà ma sulla capacità di parlare a quella percentuale di italiani che ha smesso di rispondere alla chiamata della politica. Finché una proposta politica non saprà essere più convincente del silenzio, vivremo in una democrazia a scartamento ridotto, dove si vince per sfinimento dell’avversario e non per la forza delle proprie idee.



