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Speciale via D’Amelio: “Io Avvocato del diavolo? Fui tra le prime a scoprire il depistaggio“ | VIDEO

sabato 19 Dicembre 2020

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Ecco un estratto dello SPECIALE dedicato al Depistaggio di Via D’Amelio, realizzato da ilSicilia.it, con l’intervista all’Avv. Rosalba di Gregorio.

In questa ultima domanda si parla delle accuse ricevute nel corso della sua carriera di penalista, per aver difeso alcuni elementi di spicco del Gotha di Cosa nostra.

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Qualcuno la definì “l’Avvocato del Diavolo” per aver difeso il Gotha di Cosa nostra. Su tutti Provenzano. Convive ancora questa definizione o la “scoperta” del depistaggio di via D’Amelio le ha permesso di scrollarsi questa “nomina” di dosso?

«No, questo no perché fa comodo. Su certa stampa ho letto il consiglio dato a Lucia Borsellino e soprattutto a Fiammetta di non trattare me, perché io sono “l’Avvocato del diavolo”, perché ho assistito mafiosi e sono quella che attaccava la vecchia compagine della Procura dell’epoca. Non c’è la sensibilità (né la volontà) di far capire alla gente che il diritto alla difesa è inviolabile e che il difensore non può e non deve essere confuso con o, comunque, paragonato al suo assistito; a livello istituzionale dovrebbe enfatizzarsi, agli occhi della gente, che l’avvocato non sposa i suoi assistiti: una cosa è la professione nobile dell’avvocato, un’altra è il fiancheggiatore del cliente. Ma evidentemente a qualcuno fa comodo sovrapporre e confondere le due figure. Evidentemente ciò che sta succedendo in altre parti del mondo (come ad esempio in Turchia) non è poi così diverso da quel che accade da noi. Solo più eclatante.

Eppure sulla carta, l’avvocato riveste un ruolo che non è inferiore rispetto a quello svolto, ad esempio, dalla pubblica accusa.

Fateci caso, con l’introduzione del nuovo (ormai non tanto visto che risale al 1988) codice di procedura penale, sono cambiati anche i “segni”: al dibattimento ora noi avvocati siamo seduti sullo stesso piano dei pm. Una volta loro erano alla destra del giudice, adesso invece sono scesi e sono sul nostro stesso livello. La stessa toga che ho io sulle spalle l’hanno sia i pm che i giudici. E l’ordinamento – che non è sbagliato – prevede persino la revisione dei processi, anche dopo tre gradi di giudizio. Quindi qui di infallibile non c’è nessuno, nemmeno i magistrati. Solo che loro non pagano. Alcuni si sentono “unti dal Signore” e chi li contrasta è un “eretico” o un “diavolo”. Quindi è difficile che questa cosa si scrolli di dosso.  Con buona pace di chi parla della necessità dell’inserimento in costituzione della figura dell’avvocato.

Dopo la sentenza di revisione, nell’analisi del perché si è arrivati ad un errore giudiziario, alcuni soggetti sono stati definiti diciamo “ingenui” per non aver saputo capire l’inattendibilità di Scarantino. Ciò di fatto si concretizza in un tentativo di minimizzare i risultati conseguiti in questi ultimi anni. L’obiettivo che mi sono prefissa però l’ho raggiunto: chi aveva preso un ergastolo “gratis”, cioè da innocente, è uscito di galera. Certo, questi soggetti hanno le vite devastate e attendono un risarcimento per ingiusta detenzione dallo Stato. Così come io attendo ancora i miei onorari per il lavoro svolto. Questo non interessa a nessuno. Ma almeno quando vado a dormire la sera, so che ho la coscienza pulita. Il mio compito l’ho svolto. Non so quanti – dall’altra parte – possono dire la stessa cosa».

 

 

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