Era una morte già annunciata. Tutti a Palazzo dei Normanni sapevano l’esito del voto a Sala d’Ercole. In poco meno di un mese è naufragata ben due volte la norma che avrebbe consentito alla Sicilia di allinearsi con il resto d’Italia, introducendo il terzo mandato consecutivo per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti. I numeri parlano da sé: 43 a 18. A decidere, anche questa volta, è stato il voto segreto (CLICCA QUI).
Dopo il primo ko, in occasione del ddl Enti locali, proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025 (CLICCA QUI), l’argomento era tornato alla ribalta su spinta di Anci Sicilia, all’indomani della sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 19 febbraio 2026, che indicaVA la norma regionale come incostituzionale, ribadendo “che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico”. Il presidente Paolo Amenta e il segretario Mario Emanuele Alvano avevano così “trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione Siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale“. E anche i primi cittadini direttamente coinvolti, che fra qualche settimana termineranno il loro secondo mandato, in vista delle amministrative calendarizzate per il 24 e il 25 maggio, aveva alzato la voce.
Tra questi anche il sindaco di Mussomeli Giuseppe Catania. Un ennesimo scivolone accolto “con incredulità per diversi motivi. Non era una richiesta di privilegio, ma finalizzata ad allineare la normativa della Regione Siciliana a quella nazionale. Un allineamento voluto non solo dai sindaci che sono in scadenza, visto che potrebbe sembrare una richiesta ad hoc, ma avanzata da Anci, da altre organizzazioni di rappresentanza dei Comuni, da Asmel e soprattutto certificata dall’ultima sentenza della Corte Costituzionale in merito alla legge della Valle d’Aosta, secondo la quale anche le Regioni a statuto speciale devono allinearsi alla normativa nazionale. Era più che altro una richiesta volta a restituire ai cittadini un diritto che in altre Regioni esiste e che invece è stato negato ai cittadini siciliani. Lamentarsi di scarsa affluenza al voto e poi non votare una norma che restituisce il potere al cittadino di bocciare o premiare un sindaco che ha lavorato negli ultimi anni credo che sia un errore più che altro strategico per la politica prima di tutto“.
Un aspetto è certamente da considerare. Il disegno di legge è arrivato in un momento molto complesso per Sala d’Ercole. Un’attività parlamentare in totale balia dei franchi tiratori, pronti a nascondersi alle spalle del voto segreto ad ogni occasione utile. Espressione di una coalizione di centrodestra spaccata e dominata dai contrati. Una condizione successivamente esasperata nella giornata di martedì, quando il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha annunciato la diffida diretta all’Assemblea da parte dei primi cittadini di Agira e Serradifalco (CLICCA QUI). Un mix perfetto che ha condotto all’ennesima Waterloo.
“Sicuramente c’è chi strumentalmente metterà davanti le diffide. Penso che ci saranno strascichi sotto il profilo giuridico, sicuramente qualche sindaco impugnerà il decreto di indizione dei comizi, così come impugnerà eventuale l’estromissione della propria lista. Poi se la Corte Costituzionale si esprimerà la deputazione non ne uscirà bene da questo punto di vista. Il clima – ha dichiarato Catania – non era disteso, non tanto per la diffida, ma per le vicende politiche regionali. Gli annunciati rimpasti più volte rimandati hanno generato un clima piuttosto teso in Assemblea e l’entità dei numeri credo ne sia la riprova. Non è solo un problema legato alla volontà da parte di qualche deputato di difendere il proprio collegio cercando di evitare che i sindaci possano arrivare al terzo mandato e quindi potenziali competitor alle elezioni regionali. Questo è un elemento che riguarda le diverse province. Poi c’è una lettura di carattere politico, che è in maggioranza, sul tema dei rimpasti, che certamente non ha aiutato, anzi, ha dato linfa al voto segreto e quindi ai franchi tiratori che non vedevano l’ora di lanciare dei messaggi anche al governo regionale“.
Ma andiamo nel dettaglio: cosa succederà a Mussomeli? Catania si ricandiderà per un terzo mandato? “Sicuramente con la squadra che mi ha accompagnato in questi dieci anni stiamo ragionando in questi termini e non nascondo che avevamo già pensato a un percorso di continuità amministrativa individuando un’altra persona che fa già parte della squadra che in questi dieci anni ha sostenuto l’amministrazione Catania. Siamo in una fase di valutazione proprio in queste ore, capiremo se andare avanti. Noi siamo pronti, però valuteremo anche alla luce del confronto che in queste ore c’è con gli altri sindaci degli altri territori per, eventualmente, fare un’azione comune“. Un nome sul tavolo c’è: l’avvocato Gianluca Nigrelli, attuale presidente del Consiglio comunale “una persona di mia grande fiducia – ha sottolineato il primo cittadino uscente – e di grande competenza“.




