Il popolo italiano ha parlato. Ha vinto il “no” nel referendum relativo alla riforma della giustizia proposta dal Governo Nazionale. Un voto netto, più di quanto ci si aspettasse alla vigilia del 22 e 23 marzo. Una forbice di otto punti percentuali a livello nazionale (54% no – 46% si) che arriva al termine di una campagna elettorale frenetica. A tratti con pochi argomenti e molti slogan. In cui il silenzio elettorale è stato più volte aggirato con messaggi subliminali a mezzo social da ambo le parti, anche durante le operazioni di voto. Ma come si spiega un simile solco? Sarà questo l’interrogativo a cui gli analisti dovranno dare risposta. E per farlo, dovranno partire dai numeri. E a guardare quest’ultimi, è proprio la Sicilia a suggerire un momento di riflessione per la coalizione di centrodestra.
I dati in Sicilia e a Palermo: Isola maglia nera italiana per affluenza
Il voto sul referendum, infatti, potrebbe avere dei risvolti politici. Anche e soprattutto a livello regionale e comunale. Qualcosa non ha funzionato nel fronte del “si”. E la Sicilia, come sempre, è laboratorio politico in tal senso. L’affluenza è stata la più bassa di tutta la penisola, con un dato che si ferma poco sopra il 46%. Dodici punti di media in meno rispetto al dato nazionale (58,9%). La migliore provincia dell’Isola è Messina, con il 49,18% degli aventi diritto che si è recata alle urne. Seguono Enna (47,44%) e Ragusa (47,63%). Fanalino di coda invece è stata la provincia di Caltanissetta, con una percentuale di votanti definitiva intorno al 42,65%.
Con riguardo a Palermo e Provincia, il territorio in questione ha fatto registrare un modesto 46,38%. Il comune con l’affluenza più alta è quello di Godrano, poco oltre il 60%. Mentre quella più bassa si è registrata a Borgetto, con il 35,83% degli aventi diritto al voto che si è recata alle urne. Il capoluogo, invece, si è fermato intorno al 48%. La migliore sezione è stata la 307 (scuola Fava – via Monte San Calogero – VI Circoscrizione) con il 77,73% di affluenza. La peggiore invece è stata la 534 (scuola Falcone – Zen 2 – VII Circoscrizione) con un dato che parla di una percentuale di votanti poco sopra il 16%. Un trend negativo che è perdurato per tutto l’arco del turno elettorale. Segno di una profonda voragine fra l’interesse dell’elettorato del centro città e quello di alcune periferie in merito al referendum della giustizia.
No al referendum dominante, campanello d’allarme per il centrodestra
Stante l’affluenza, il dato più rilevante arriva dalle percentuali dei “si” e dei “no”. Se a livello nazionale, come sopra ricordato, la forbice si è rilevata essere di circa otto punti (54% per il “no”, 46% per il “si”), a livello regionale il dato è ben più pesante per il centrodestra. In Sicilia infatti il fronte del “no” ha dominato le preferenze con un sonoro 61%, contro il 39% di “si” espressi alle urne.
E il dato peggiora ancora a livello territoriale. A pesare è stata, soprattutto, la città di Palermo. Nel giardino di casa del sindaco Roberto Lagalla infatti, i “no” hanno superato il 69% delle preferenze, relegando il “si” ad un misero 31%. Poca cosa in una città che ospita alcuni dei principali big del centrodestra non solo regionale ma nazionale. Un dato che deve far riflettere a poco più di un anno dal turno di amministrative che coinvolgerà non solo la città di Palermo ma anche la Regione Siciliana.




