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Lo scenario

C’eravamo tanto amati. E poi? Il maestro e l’allievo alla resa dei conti nel 2027

mercoledì 19 Agosto 2026

La scacchiera del Risiko delle Regionali vede già schierate le prime pedine, quelle di Cateno De Luca e quelle di Ismaele La Vardera.
Il countdown per il 2027 è iniziato. La data deve ancora essere fissata, eppure, sebbene manchi più di un anno, la partita sembra già ben avviata, in particolare per due forze politiche: Sud Chiama Nord e Controcorrente. I due leader muovono le prime pedine a suon di sondaggi, suscitando l’interesse degli altri schieramenti.
Prima la rilevazione Swg commissionata da Sud Chiama Nord, diffusa il 6 agosto scorso, che registrava una crescita di Cateno De Luca e del suo partito. Poi, a distanza di qualche giorno, Ismaele La Vardera rilancia con la rilevazione di BiDiMedia.

Due sondaggi, due agenzie diverse, due scenari.

Quello di Swg fotografa il panorama siciliano ad agosto e vede Cateno De Luca come “il più abile nel risolvere le criticità”, al primo posto nella classifica dei potenziali candidati alla poltrona di Palazzo d’Orléans con il 29%, un dato in crescita di 9 punti. A seguire Ismaele La Vardera, al 24%, anche lui in crescita di 6 punti. Al terzo posto viene indicato Renato Schifani, che si ferma al 15% dei consensi, con una crescita di 3 punti, mentre Giuseppe Antoci, con 2 punti in più, arriva all’8%.
Sul fronte del consenso elettorale, con quasi sei punti di crescita, il partito di Cateno De Luca passa dal 7,7% delle Europee del 2024 alla stima del 13,5%, posizionandosi sul podio dei partiti siciliani, dopo Fratelli d’Italia al 17% e Forza Italia al 15%. Il dato politico che emerge è il peso raggiunto da Sud Chiama Nord e il possibile ruolo del partito nella costruzione delle future alleanze.
Se “Scateno” scendesse in campo con il centrodestra, le rilevazioni parlano di una possibile vittoria della coalizione con il 52%, contro il 36% del candidato alla presidenza del centrosinistra. Uno scenario nel quale il 75% dei suoi elettori sarebbe disposto a seguirlo anche in caso di una virata verso quest’alleanza.
Qualora invece Cateno dovesse correre per la poltrona di Palazzo d’Orléans con il campo largo, potrebbe arrivare al 45% contro il 42% del candidato del centrodestra. Anche in questa circostanza, sebbene con una percentuale leggermente inferiore, il 68% del suo elettorato manterrebbe la fiducia in De Luca anche in un’alleanza con il centrosinistra.
Dall’altro lato, il sondaggio di BiDiMedia – commissionato da Controcorrente – colloca il partito di La Vardera al primo posto tra i partiti regionali, con un dato che sfiora il 20%. Seguono il partito di Giorgia Meloni, con il 12,6% dei consensi, e Forza Italia, all’11,7%. Più sotto il Movimento 5 Stelle, al 10,8%, e il Pd, al 10,7%, mentre Sud Chiama Nord si attesta al 9%.
Una situazione simile si registra anche sul fronte dei candidati alla presidenza. Il primo posto è occupato sempre da Ismaele La Vardera, con il 23,1%, seguito da Renato Schifani con il 19,2%. Al terzo posto spunta Cateno De Luca, con il 17,3%.

Rilevazioni che raccontano possibili orientamenti dell’elettorato ma che, trattandosi di istituti diversi e considerando i fisiologici margini di errore, non possono restituire un quadro certo. Lo si è visto anche in occasione del referendum sulla separazione delle carriere, quando i sondaggi indicavano una possibile vittoria del fronte del Sì, mentre il risultato alle urne ha raccontato tutt’altro.

Ciononostante, al di là di chi occupa il primo o il secondo posto, il dato politico da non sottovalutare è un altro: i due, “padre e figlioccio politico”, si sono ritagliati un posto in prima fila in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, scalando le classifiche degli orientamenti di voto attraverso una politica fortemente legata alla valorizzazione del territorio, fatta di battaglie e denunce civiche.

Una strategia che La Vardera ha toccato con mano non soltanto grazie alla sua esperienza da “Iena” del giornalismo italiano, ma anche attraverso la scuola politica che lo ha forgiato: quella “deluchiana”.

“L’effetto Cateno” è qualcosa con cui La Vardera ha avuto a che fare e che ha conosciuto bene fino al 2024, anno in cui ha lasciato Sud Chiama Nord per fondare il proprio progetto politico. Così, se un tempo maestro e allievo correvano sotto lo stesso vessillo, oggi corrono con bandiere diverse. Eppure i due non condividono soltanto l’idea di un partito costruito a propria immagine e somiglianza, ma anche un obiettivo: portare una rappresentanza politica con i colori della Trinacria nei palazzi romani.

De Luca e La Vardera, infatti, non guardano soltanto alla Sicilia: entrambi hanno lo sguardo rivolto oltre lo Stretto. D’altronde, non sarebbe la prima volta che il maestrale del consenso di un partito prettamente siciliano viene sfruttato per produrre effetti anche sulle dinamiche nazionali. Lo avevano già fatto nel 2022, quando “Scateno” e l’ex Iena, insieme al giornalista Dino Giarrusso, portarono ScN a eleggere due parlamentari nei collegi uninominali di Messina.

Adesso, però, i due sembrano essere passati dal “c’eravamo tanto amati” al “divorzio all’italiana”. Non è ancora chiaro se nel 2027 si presenteranno da alleati o da rivali.

E, mentre La Vardera ha già aderito all’alleanza con il campo largo, De Luca valuta e aspetta. Resta ancora un’incognita il posizionamento di ScN. Correrà al fianco del centrodestra, del campo largo o si presenterà nuovamente con una proposta autonoma?

Un dato, però, appare certo: il confronto tra le due leadership accompagnerà il racconto della campagna elettorale nei prossimi mesi. E a dimostrarlo sono anche le attenzioni che i numeri registrati dai sondaggi hanno suscitato a Roma.

Il largo consenso siciliano di Controcorrente ha iniziato a risalire la Penisola, scalando idealmente l’Aspromonte e il Pollino fino ad arrivare a Roma, dove il movimento dell’ex Iena viene quotato a livello nazionale intorno all’1%. E proprio il 30 luglio il leader siciliano, insieme all’assessore romano Alessandro Onorato, ha annunciato l’adesione di Controcorrente a Progetto Civico Italia.

Una mossa che secondo alcuni può essere letta con un duplice scopo. Da un lato, l’obiettivo è accrescere la popolarità del movimento e avere maggiori fiches da spendere al tavolo della coalizione alternativa al centrodestra in vista delle Politiche, dove trovano spazio diverse forze politiche minori. Dall’altro, l’impegno di La Vardera a sostegno di Onorato rappresenta anche un segnale che l’ex Iena manda ai dem e ai pentastellati siciliani, con i quali la partita delle alleanze resta ancora aperta in vista delle Regionali.

De Luca, dal canto suo, nonostante abbia ammesso che “il telefono squilla”, continua a studiare il campo prima di compiere la prossima mossa.

Anche per Sud Chiama Nord i consensi in crescita registrati dai sondaggi non solo hanno suscitato l’interesse dei due schieramenti politici siciliani, ma anche quello oltre lo Stretto, arrivando fino a Montecitorio, da Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. Secondo alcuni, ci sarebbe già vento di possibili trattative per un asse Milano-Messina per la costruzione di una lista unica alle Politiche con l’obiettivo di spuntare il 3% nell’ottica della regola del “miglior perdente” prevista dalla nuova legge elettorale.

Secondo il “Melonellum” i partiti che si presentano in coalizione e ottengono un risultato tra l’1% e il 3%, non possono eleggere nessun parlamentare, tranne quella forza politica, tra i “perdenti” che più si è avvicinata al 3%. Una regola che rende particolarmente importante, per le forze minori, evitare la dispersione dei voti e che di fatto incentiva la costruzione di liste comuni.
In questo scenario si inserisce la possibile alleanza Noi Moderati – Sud Chiama Nord. Il partito di Lupi può contare su una quota di consenso nazionale che si aggira attorno all’1%, mentre Sud Chiama Nord, in base a quanto rilevato dai sondaggi si aggira a livello nazionale tra l’1% e l’1,5%. Di fatto, l’asse Milano – Messina potrebbe puntare a competere per il “miglior perdente”, aumentando così le possibilità di ottenere una rappresentanza in Parlamento. Un’ipotesi che sembra avere anche il lascia passare da via della Scrofa, grazie ai buoni rapporti tra l’ex ministra e ora presidente di ScN Laura Castelli con gli uomini di fiducia di Meloni.

 

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