Tutte le strade portano a Roma. Lo sa bene Giampiero Cannella, in procinto di volare nella Capitale per ricoprire il ruolo di sottosegretario alla Cultura. Lo sa anche Roberto Lagalla, già in corsa per una ricandidatura a sindaco di Palermo. Insomma, lo sa tutto il centrodestra palermitano. Fratelli d’Italia compresa. E’ proprio da Roma che i meloniani attendono di capire come eseguire il cambio all’interno della Giunta Comunale. L’uscita di scena di Cannella infatti ha aperto i cordoni per una riassegnazione non solo dell’assessorato alla Cultura ma anche e soprattutto della carica di vicesindaco.
Un ruolo ambito almeno da due profili. Uno è quello di Dario Falzone, in quota dell’eurodeputato Giuseppe Milazzo. L’altro è quello di Brigida Alaimo, prima dei non eletti all’Ars e donna di riferimento della parlamentare nazionale Carolina Varchi. Entrambe le correnti vogliono quel posto. Entrambe le correnti si stanno misurando su tutti i tavoli: comunali, nazionali, ma anche regionali. Dentro Fratelli d’Italia infatti sarebbero in corso ragionamenti di prospettiva. E uno dei nomi al centro del dibattito sarebbe proprio quello di Brigida Alaimo. Anche se non senza malumori all’interno della coalizione.
La partita per l’assegnazione del ruolo di vicesindaco
I mal di pancia meloniani proseguono infatti senza sosta. Nonostante le smentite non troppo convinte dei diretti interessati infatti, i microfoni di Radio Palazzo parlano di una frattura ancora in essere fra Varchi e Milazzo. Tanto che l’eurodeputato, mercoledì mattina, avrebbe provato a smuovere le acque in suo favore. Galeotto fu l’incontro a Palazzo Palagonia fra il capogruppo di FdI a Palermo e il sindaco Roberto Lagalla. Un confronto avvenuto qualche minuto prima che il primo cittadino ricevesse il deputato regionale di Controcorrente Ismaele La Vardera e relativo gruppo al seguito (fra cui gli esponenti di “Oso” Giulia Argiroffi e Ugo Forello).
Fonti di FdI parlano di un Milazzo arrabbiato per l’impasse che sta regnando sul conferimento della delega di vicesindaco, a suo giudizio da assegnare a Dario Falzone. Tanto che avrebbe chiesto un impegno più incisivo a Roberto Lagalla. Ma dal sindaco la risposta sarebbe stata chiara: deve decidere il partito. E quella risposta, inevitabilmente, può arrivare solo da Roma.
Sempre da via della Scrofa attende novità anche Antonio Rini, da giorni dato come favorito per la poltrona di assessore alla Cultura. Una nomina che avrebbe un senso più ampio, visto che il suo ingresso nell’esecutivo del sindaco bilancerebbe il peso delle correnti palermitane di FdI. Ciò in quanto il vicepresidente di Anci Sicilia è organico al gruppo dell’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò. Ma, come sopra detto, a dettare la linea sarà il gruppo nazionale. Probabilmente un minuto dopo le dimissioni di Giampiero Cannella, le quali devono arrivare entro e non oltre il 22 maggio.
Lagalla torna a parlare con Noi Moderati
Tutte le strade portano a Roma. Lo sa Fratelli d’Italia. Lo sa il gruppo di Noi Moderati. Ovvero il partito di riferimento del senatore Saverio Romano. Compagine che, nelle ultime settimane, ha visto l’apice di un paradosso politico fra Roma e Palermo. Nella capitale infatti, Romano e Lupi hanno incassato la nomina di Massimo Dell’Utri a sottosegretario agli Affari Esteri. Un attestato di stima da parte della presidente Giorgia Meloni che ha rinsaldato i rapporti fra FdI e Noi Moderati. Tuttavia, a Palermo, lo scenario è l’esatto opposto. Al Comune infatti, Saverio Romano si è posto nei mesi scorsi all’opposizione di Roberto Lagalla. Reo quest’ultimo, a giudizio del gruppo dirigente regionale di Noi Moderati, di non aver inciso in maniera sostanziale sulle emergenze della città.
Tuttavia, i microfoni di Radio Palazzo parlano di un tentativo in corso di ritrovare una pax politica fra i due fronti. Un dialogo ritenuto da fonti vicine al sindaco come “scontato”, vista l’appartenenza di Noi Moderati al mondo del centrodestra. Anche se, va detto, proprio scontato non era. Viste soprattutto le parole al vetriolo spese nei confronti del sindaco dal fronte di Noi Moderati. In tal senso, fonti siciliane di NM parlano di un “confronto sui temi che non può attendere il programma elettorale dell’anno prossimo“. Insomma, bisogna concordare una strategia d’azione oggi. Fatto su cui le parti si starebbero parlando.
Ma per alcune anime del centrodestra, dietro questo ritrovato dialogo potrebbe celarsi di più. Magari un riconoscimento politico concreto. Una ritrovata intesa, venuta meno lo scorso anno con il passaggio di Noi Moderati all’opposizione e l’addio di Giuseppe Mancuso, direzione Lega. Le soluzioni sul tavolo sarebbero tante. Fra questi ci sarebbe anche l’attuazione di quel patto politico pre-elettorale del centrodestra, poi venuto meno una volta concluse le amministrative del 2022. Anche se, ad oggi, Noi Moderati non vanta nemmeno un consigliere comunale a Sala Martorana. E, fatto non da poco, in questo scenario politico qualcuno dovrebbe far posto al ritrovato alleato.
Non proprio un’operazione semplice. In pratica, le voci amplificate dai microfoni di Radio Palazzo sono ad oggi da ritenere tali. Al netto di un dialogo che, prossimamente, potrebbe portare ad un abbassamento dei toni. Il tutto in un contesto, come quello della politica palermitana, che appare troppo liquido per arrivare ad un sintesi. I tempi non sembrano maturi. Magari lo saranno prossimamente. Quando da Roma arriveranno le risposte attese da Palermo.





