La Sicilia è un luogo particolarmente interessante per raccontare come la cucina possa unire popoli diversi: la sua storia è attraversata da incontri tra culture mediterranee, arabe, nordafricane ed europee. Oggi questa eredità può diventare anche un laboratorio contemporaneo, dove chef con origini e tradizioni differenti reinterpretano gli ingredienti siciliani attraverso le proprie esperienze, i propri ricordi e la nostalgia di casa. Oggi più che mai la cucina siciliana può diventare il simposio della multiculturalità del mediterraneo attraverso piatti e ricette capaci di travalicare le barriere di una stringente tradizione gastronomica, per innalzare i cori dell’integrazione e dell’innovazione che parlano una sola lingua, quella dell’accoglienza culturale, di solidarietà e pace tra i popoli.
Il “Cous Cous” big bang della cucina fusion siciliana
Anno dopo anno sono tante le ricette e le sperimentazioni dove il protagonista indiscusso è il cous cous pronto a tingersi sempre di nuovi colori, frutto di una cultura gastronomica dinamica basata sull’innovazione delle fragranze e degli abbinamenti. La radice di tutte le novità resta sempre “l’incocciatura del cous cous”, il porto franco nella sua lavorazione tradizionale, da cui l’originalità delle contaminazioni prende il largo a vele spiegate. E una straordinaria originalità la abbiamo trovata nella cooperazione tra lo Chef palestinese Shady Hasbun e la Chef israeliana Tze’ela Rubinstein che proprio in Sicilia a Settembre 2026 hanno trionfato nel campionato mondiale di Cous Cous, con un piatto dal titolo: “Il Gusto dell’altro”. Sia la giuria tecnica che quella popolare hanno dato ragione allo straordinario equilibrio del piatto composto da una insalata di cous cous all’anguria profumata alla menta e da una polpetta fritta di cous cous con un ripieno di carne speziata. Il tutto accompagnato da ben due salse che arricchivano le tonalità aromatiche del piatto. A trionfare è stato il gusto, complice di uno straordinario adattamento di culture gastronomiche differenti ma che insieme sanno raggiungere un equilibrio raffinato. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è l’esempio portato avanti da Mareme Cissé, una cuoca originaria di Dakar, in Senegal, arrivata in Italia nel 2004 e stabilitasi ad Agrigento, in Sicilia.
Mareme Cissé ha trasformato la sua passione per la cucina in un’opportunità di lavoro e di incontro tra culture. Nel 2016 ha aperto il ristorante in Sicilia, dove unisce la tradizione africana a quella siciliana. La sua cucina valorizza ingredienti e sapori provenienti da entrambe le culture. Un esempio straordinario è il suo cous cous, piatto tipico nordafricano reinterpretato con prodotti locali siciliani. Mareme utilizza ingredienti come pesce, verdure, mango e zenzero, creando abbinamenti originali. Nel 2019 ha inoltre vinto il Campionato del mondo di Cous Cous con il Cous Cous di Falilou. La sua esperienza rappresenta la contaminazione gastronomica, cioè l’incontro tra tradizioni culinarie differenti. Le ricette si trasformano e si arricchiscono senza perdere le proprie origini. Mareme è anche un esempio di integrazione culturale, perché favorisce la conoscenza della cultura senegalese in Italia. Il suo lavoro dimostra come la cucina possa promuovere accoglienza, dialogo e inclusione sociale. In conclusione, il cous cous diventa un simbolo di condivisione e di arricchimento reciproco tra culture diverse e abbatte quelle strutture mentali che creano barriere culturali e pregiudizi scomodi. Imparare dall’arte ancora una volta si può? Dall’arte per antonomasia delle emozioni fugaci, come quella gastronomica che si dissolve in un boccone, è sfidante e a volte logorante e sconveniente. Allora scorgiamone il profondo significato antropologico, perchè davanti ad una pietanza da sempre la convivialità ha oltrepassato rivalità profonde, per ricordarci, in un delirio filantropico, che probabilmente sarà la cucina a salvare il mondo dalle brutture delle guerre e dall’odio.



