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Il pensiero di Federico (FdI), Longo (PD) e Amella (M5S)

Decentramento e voto diretto nelle ex Province, a Palermo l’ascensore sociale della politica è fermo

martedì 7 Luglio 2026
Città Metropolitana di Palermo, Statuto

Il decentramento ha fallito, come ricordato dall’amico Cateno De Luca“. A pronunciare queste parole è stato, nella giornata di venerdì, il deputato regionale della Lega Vincenzo Figuccia. Il parlamentare siciliano ha così commentato le dimissioni di Marco Figuccia da consigliere della V Circoscrizione. Una decisione dettata proprio da quella che l’ormai consigliere di quartiere ha definito una disaffezione nei confronti dei meccanismi dell’attuale politica. Alla base di questo ragionamento ci sarebbe, fra le altre cose, proprio la mancata attuazione del decentramento. Uno di quei passaggi considerati chiave nella responsabilizzazione e nella gestione dei vari territori della città di Palermo. Passaggio fondamentale per formare i consiglieri comunali di domani.

E invece i territori restano soffocati dall’impasse di una politica che troppo spesso scende nel particolare dimenticandosi il generale, finendo per togliere il pane dalla bocca proprio ai consiglieri di quartiere. Uno scenario che si colloca in un generale quadro politico inceppato anche dal mancato ritorno al voto diretto sulle ex Province. Un passaggio, a parole, voluto da tutti a livello regionale ma che nella realtà si è scontrato con spaccature insanibili nei grandi partiti. Un fatto reso ancora più evidente dalle fratture emerse durante la marcia di avvicinamento al voto indiretto dello scorso anno. Insomma, gli organi di raccordo stentano nel difficile obiettivo di dare rappresentanza ai territori. Elemento che inevitabilmente finisce per bloccare la crescita dei politici di domani.

Decentramento: cosa ne pensano nei territori

Della riforma del decentramento a Palermo si discute ormai da tempo. Da questo punto di vista infatti, Palermo è notevolmente indietro rispetto alle altre Città Metropolitane italiane. Roma e Napoli su tutte. Ma la politica cittadina, dopo quasi un’intera consiliatura, non è ancora uscita dal guado. I motivi? Possono essere tanti. Equilibri. Differenze di vedute. O magari paura. Paura per i consiglieri comunali di dare fiato ad avversari del futuro. Interpretazione, quest’ultima, data dal presidente della II Circoscrizione Giuseppe Federico.

Il principale ostacolo è rappresentato dal Consiglio comunale che percepisce il decentramento come una sottrazione di potere e competenze, anziché come un’opportunità di modernizzazione amministrativa. Una parte del Consiglio continua a concentrarsi su attività marginali, che dovrebbero costituire la normale amministrazione, invece di sviluppare una visione strategica per la città. Ancora più grave è che la Commissione consiliare competente, dopo missioni istituzionali a Roma e Napoli finalizzate alla redazione di un regolamento sul decentramento, non abbia prodotto alcun documento. Di quelle missioni resta soltanto il ricordo di trasferte che, a oggi, non hanno generato risultati utili per la città“.

La ritiene invece una questione di priorità il presidente dell’VIII Circoscrizione Marcello Longo. L’esponente del PD, pur di segno opposto, concorda con il collega di FdI sulla necessità di un netto cambio di passo sul decentramento politico. “Non è accettabile ed è gravissimo che l’Amministrazione Lagalla non abbia dato alcuno spazio di ascolto e di condivisione alle Circoscrizioni, nonostante il tema del decentramento fosse stato annunciato tra le priorità del programma di governo della Città. Noi, comunque, andiamo avanti, e il nostro ruolo politico continuiamo ad esercitarlo giorno per giorno anche in evidente lacuna di sostegno della parte politica che governa Palermo. Ciò grazie alla quotidiana relazione con i cittadini, i quartieri e quella parte illuminata del comparto amministrativo degli Uffici e delle Aziende Parrecipate che ha compreso che solo rispondendo alle sollecitazioni provenienti dal territorio si riesce a dare un servizio utile alla Comunità“.

La politica non si scuote

Al di là delle motivazioni, sulla questione l’impasse regna sovrana. Dal Consiglio Comunale non ci sono state praticamente reazioni. Sala Martorana sembra ormai proiettata verso altri argomenti. A cominciare dalla variazione di bilancio necessari a dare esecutività al bilancio di previsione approvato in limine mortis nel mese di maggio. Il resto può aspettare. Anche se il tempo, si sa, è relativo. La mancata attuazione della riforma del Decentramento ha come diretta conseguenza quella di avere Consigli di Circoscrizione senza margini di manovra, ancorati alle decisioni degli organi maggiori.

La mancata attuazione del decentramento politico a Palermo rappresenta la certificazione del fallimento politico ed amministrativo di una delle principali promesse con cui si era presentato ai palermitani – sostiene la capogruppo del M5S Concetta Amella -. Dopo quattro anni di annunci, rinvii e tavoli di confronto, le Circoscrizioni continuano a essere prive di reali poteri, di personale e di risorse adeguate per rispondere alle esigenze dei cittadini. Il decentramento non era un obiettivo secondario, ma una riforma fondamentale per avvicinare l’amministrazione ai quartieri, rendere più efficaci i servizi e restituire dignità al ruolo dei Consigli di Circoscrizione. L’ennesima promessa tradita che si aggiunge ai ritardi sul contratto di servizio di AMAT, alle occasioni perse sui fondi PNRR e ai tanti progetti annunciati e mai realizzati finora in Costa Sud o altrove. Palermo continua a pagare il prezzo di un’amministrazione che preferisce gli annunci ai risultati, lasciando i quartieri sempre più soli e i cittadini senza risposte“.

Fatto che lascia sostanzialmente ai consiglieri di quartieri l’onere e l’onore di sostenere il front office dell’Amministrazione su strade, rifiuti, diserbi, potature et similia. Anche se anche in questi campi non sono mancate le ingerenze dei consiglieri comunali. Troppo spesso impegnati a mantenere un rapporto diretto con il proprio elettorato piuttosto che ad allargare la visione verso temi più generali e di interesse cittadino. C’è chi in aula le ha chiamate “caviglie”. Un modo tutto palermitano di rievocare il latino do ut des. C’è chi invece ha parlato di attenzione verso i territori. Punti di vista.

Così in alto, così in basso: dal decentramento sui territori al voto diretto per le ex Province

Il dato resta. Senza decentramento, le Circoscrizioni continueranno ad avere un ruolo marginale nel governo della città. Inoltre, far venir meno una scuola amministrativa del genere potrebbe limitare le “progressioni di carriera” dai territori verso gli organi superiori. Fatto che fa venire meno un ricambio generazionale evocato da tanti. Anche a livello politico. Un po’ lo stesso discorso del mancato voto diretto sulle ex Province. Dopo oltre un decennio di commissariamenti, Città Metropolitane e Liberi Consorzi si sono dotati di organi eletti. Seppur con modalità di secondo livello, mediate da consiglieri comunali e sindaci. Un riavvio che sta richiedendo più tempo del previsto. A Palermo ci è voluto oltre un anno per costruire lo Statuto e il Regolamento. E, ad oggi, non sono stati nominati nè i consiglieri delegati nè il vicesindaco metropolitano.

Quella attuale è una formula di elezioni che non piace a tanti. Anche se i tentativi effettuati dalla politica regionale per ripristinare il voto di secondo livello si sono scontrati con la burocrazia e con una mancanza di volontà a livello nzionale. Nei giorni scorsi però, l’assessore regionale alle Autonomie Locali Elisa Ingala ha mostrato un’apertura nel processo per riportare le Città Metropolitane e i Liberi Consorzi siciliani verso l’elezione diretta. Un’idea appoggiata da tanti. Fra questi anche l’eurodeputato di Forza Italia Marco Falcone. Un modo per creare un vero raccordo politico fra le istituzioni provinciali e il popolo. Uno step intermedio di crescita per i politici di domani, anche in vista di incarichi più prestigiosi. Magari anche all’Assemblea Regionale Siciliana. Insomma, ripristinare l’ascensore sociale anche all’interno del mondo della politica. Ma ad oggi si tratta solo di una visione. In attesa che qualche tecnico metta mano alla questione.

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