Da un lato il governo regionale. Dall’altro i deputati dell’Assemblea regionale. Non si placa lo scontro che ormai da mesi anima le sedute di Sala d’Ercole. Ad oltre sei mesi di distanza dall’approvazione dell’ultima Finanziaria regionale non tutti i disegni di legge stralcio, contenenti norme di carattere ordinamentale, hanno trovato il via libera. All’appello mancano ancora i testi relativi alla III Commissione Attività Produttive, attualmente in esame, e alla IV Commissione Ambiente, ritirato in prima battuta per approfondimenti. Elemento, però, che accumuna i cinque ddl sono gli emendamenti aggiuntivi della discordia.
Questi emendamenti diventano una vera e propria variazione di bilancio all’interno di un ddl esclusivamente ordinamentale. La cosa più grave è che alcuni di questi emendamenti non sono stati valutati dalle Commissioni parlamentari di merito, contraddicendo gli accordi degli scorsi mesi secondo cui qualsiasi emendamento – sia di origine parlamentare, che governativo – deve passare previo parere delle stesse commissioni.
Già all’origine di molte controversie tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, gli emendamenti aggiuntivi sono pronti ad infuocare la lunga settimana all’Ars. A margine dei lavori di martedì scorso, durante la conferenza dei capigruppo, il governo ha presentato sette ulteriori emendamenti. Il problema? Nulla hanno a che vedere con le materie di competenza della Commissione Attività Produttive. Una scelta che è riuscita persino ad unire maggioranza e opposizione. Una nuova Caporetto è dietro l’angolo?
Cerchiamo di capire perché. Partiamo da quelli già “denunciati” in aula. Delle sette norme avanzate tre riguardano l’attuale e vigente crisi idrica nell’Agrigentino e che vede coinvolti da vicino Siciliacque e Aica. Proprio sul tema, nei giorni s corsi, si è svolta un’audizione in IV Commissione Ambiente, con diversi sindaci del territorio che hanno chiesto soluzioni e chiarimenti ai soggetti coinvolti nella gestione dell’erogazione dell’acqua.
In particolar modo, al fine di far fronte alla necessità di garantire il riequilibrio economico-finanziario di Siciliacque, la Regione ha previsto il trasferimento di quasi 19 milioni di euro. Da tale intervento non scaturiranno maggiori oneri a carico del bilancio regionale, trattandosi di una riduzione dell’onere di pari importo già previsti in altri capitoli relativi a Siciliacque, per la quale, con un secondo emendamento, invece, è eliminato l’obbligo di corrispondenza degli interessi sulle somma anticipate e pari 10,7 milioni di euro.
Un altro emendamento vede invece protagonista Aica, con l’erogazione di due contributi per un totale di 2 milioni di euro: un milione per garantire la continuità dell’approviggionamento idrico nella stagione estiva per l’anno corrente; un milione per la campagna di sostituzione dei contatori per incentivare la riscossione della tariffa. Non è previsto nessun nuovo onere a carico del bilancio regionale, in quanto le somme corrispondono alla riduzione per l’esericizio finanziario 2026 dell’autorizzazione di spesa concessa nell’ultima Finanziaria regionale.
Torna anche una vecchia conoscenza: il blocca assunzioni. La norma, approvata in occasione della discussione del ddl stralcio della I Commissione Affari Istituzionali, aveva generato il caos. Votata alla fine anche da pezzi del centrodestra, il testo era stato riscritto dietro le quinte dal governo, accogliendo le proposte dell’opposizione. Scelta che fatto infuriare diversi esponenti della maggioranza. Tra le società incluse, nonostante i tanti tira e molla, sono però rientrate anche Seus e Ast, generando non poche polemiche (CLICCA QUI). Adesso, con un emendamento aggiuntivo, l’amministrazione regionale punta ad esonerare i due enti dall’applicazione del blocco, concedendo così un importante passo indietro.
Le società partecipate della Regione ritornano anche all’interno di un altro testo, prevendendo che Sicilia Digitale, Ast, Maas, Sas, Seus e Irca possano procedere a nuove assunzioni sulla base di un piano assunzionale triennale sottoposto alla valutazione dell’assessorato regionale dell’Economia e approvato dalla giunta. L’intervento, come si apprende dalla relazione “mira a ricondurre la materia trattata nell’alveolo della normativa generale, evitando regimi derogatori e vincoli non più coerenti con le contingenze attuali. Al fine di garantire il rigoroso rispetto dei vincoli di finanza pubblica e la vigilanza della Regione Siciliana sulle proprie partecipate, viene mantenuto in capo alle società l’obbligo di dotarsi di un piano assunzionale da sottoporre alla valutazione dell’assessorato dell’economia e all’approvazione in giunta. Tale piano dovrà essere corredato da specifiche osservazioni rimesse al rispettivo organo di controllo interno, volte ad attestare l’equilibrio economico-finanziario della società, l’adeguatezza della struttura organizzativa rispetto alle finalità istituzionali perseguite e la piena sostenibilità finanziaria delle assunzioni programmate“.
Altro punto, sempre fuori contesto rispetto alle materie della III Commissione Attività Produttive, riguarda la natura degli atti amministrativi di carattere generale. Secondo la relazione del governo il testo nasce per “istituire una precisa regola di diritto amministrativo presso la Regione Siciliana che qualifichi la natura giuridica degli atti emanati dagli organi di governo di una Regione. Anche al fine di diradare i molteplici dubbi che spesso recano insicurezza all’interprete, la norma stabilisce un principio di tipicità e di stretta interpretazione per quanto riguarda i regolamenti regionale. In particolare la norma disciplina la natura non regolamentare degli atti regionali e l’efficiacia temporale della norma“.
Nel vasto calderone c’è spazio anche per gli interventi per la riduzione degli svantaggi derivanti dall’insularità, per la quale sono previste delle variazioni in bilancio a seguito delle richieste rappresentate dal dipartimento Infrastrutture e Mobilità. Sono previsti 3 milioni euro, per ciascuno degli esercizi finanziario 2026, 2027 e 2028, da erogare all’Enac per l’assunzione degli oneri di servizio pubblico per i collegamenti dei servizi di linea tra lo scalo aeroportuale di Comiso e i principali scali nazionali, mentre 4,73 milioni per i collegamenti dei servizi di linea tra gli scali aeroportuali della Sicilia e quelli delle Isole minori siciliane di Lampedusa e Pantelleria. Un’altra spesa complessiva annua per gli esercizi finanziario 2026, 2027 e 2028, di 20,27 milioni di euro sarà destinata al fine di un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei da e per la Sicilia. Rispettivamente: 6,77 milioni di euro per la concessione di contributi in favore dei cittadini residenti in Sicilia per la riduzione degli svantaggi derivanti dall’insularità; 13,5 milioni di euro per il rimborso alle compagnie aeree convenzionate per l’applicazione dello sconto sui biglietti per i residenti in Sicilia.




