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Il quadro politico

La manovrina passa in secondo piano, l’asse Sicilia-Roma lascia anche l’Ars con il fiato sospeso

lunedì 12 Ottobre 2026

L’asse Sicilia-Roma resta sotto i riflettori. Da un lato la manovrina, dall’altro le faide da sedare. All’orizzonte l’appuntamento più atteso: le elezioni. Si preannuncia una settimana di fuoco quella appena iniziata. All’Assemblea regionale prenderà già oggi il via il percorso della variazione di bilancio, con la discussione generale, mentre nella capitale le “sedute spiritiche” sono pronte a rubare la scena, lasciando l’Isola con il fiato sospeso.

La manovrina e… la paura che diventi carta straccia

L’approdo dello strumento finanziario a Sala d’Ercole rischia di avvenire nell’indifferenza generale. I deputati all’Ars attendono con ansia l’esito dell’incontro (chiarificatore?), previsto per domani, tra il presidente della Regione Renato Schifani e il leader nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. La crisi di governo al momento è stata solo congelata. Le dimissioni non sarebbero dietro l’angolo, ma non sono un’ipotesi da scartare al 100%. Elezioni anticipate oggi equivarrebbero anche ad altri due aspetti non indifferenti: il mancato raggiungimento della soglia previdenziale dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, che maturerà solo a maggio 2027, e l’impossibilità di approvare la Finanziaria e dunque l’esercizio provvisorio (CLICCA QUI).

Altro dettaglio non indifferente è il caso Armao, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Una questione politica e morale che sarà la principale protagonista questo pomeriggio in aula. La nuova inchiesta ha tirato in ballo anche altri volti noti tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Tra gli indagati figurano anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato questore in quota Mpa, e Gaspare Vitrano, presidente della III Commissione Attività Produttive, in quota FI. L’ultima polemica, esplosa nel lungo fine settimana, ha coinvolto anche l’assessore alla Salute Marcello Caruso, sentito dai magistrati come persona informata sui fatti, dopo che il suo nome è apparso nelle intercettazioni. Le opposizioni sono così andate subito all’attacco chiedendone la testa.

Insomma, non finirà certamente qui. Una storia destinata a protrarsi nel tempo. La manovrina impegnerà l’Assemblea regionale almeno per tutta la settimana. In II Commissione Bilancio il testo è lievitato di ben 100 articoli e sfiorando un valore complessivo di circa 700 milioni di euro. Il momento più atteso è quello relativo al Fit, il fondo dei territoriali da 50 milioni di euro (CLICCA QUI).

La faida in FI

Un altro quesito domina su tutti: come si comporteranno i deputati azzurri in aula? Già, perché del tiro alla fune dimissioni sì-dimissioni no resta una fotografia nitida: Schifani ha una coalizione, ma non un partito. Il silenzio assordante del gruppo ha fatto più rumore delle varie esternazioni e dei vari comunicati: da Fratelli d’Italia alla Lega, dalla Democrazia Cristina all’Mpa.

Il bis sarebbe escluso categoricamente e in Forza Italia è partito il toto-nomi. Chi potrebbe prendere il testimone? Dal canto suo, il commissario regionale Nino Minardo ha puntualizzato: “Sono lontano anni luce da questi giochini da House of cards. Sono totalmente assorbito dall’impegno per Forza Italia in Sicilia, dal mio lavoro come presidente della commissione Difesa della Camera e come parlamentare: è questo che vorrei continuare a fare“.

In piena crisi di governo non si è tirato indietro neanche il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. La sua posizione non cambia: “Se il partito e la coalizione me lo chiedono io sono pronto. Ho dato già la mia disponibilità mesi fa“. Ultimo in ordine cronologico l’eurodeputato Marco Falcone, che si è detto a disposizione del partito evidenziano: “Io non lascio Forza Italia, perché l’opera di moralizzazione la faccio all’interno del mio partito“.

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