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Il dietro le quinte

Riforma della dirigenza, la paura di una nuova bocciatura e la faida in Forza Italia

venerdì 10 Luglio 2026
palazzo dei normanni
Palazzo dei Normanni

Non esiste norma a Palazzo dei Normanni che non debba affrontare faide, scontri e malumori nel corso del lungo e tortuoso iter parlamentare. Anche se all’apparenza la strada appare spianata, la riforma della dirigenza potrebbe ben presto trovarsi davanti un muro insormontabile. La misura tanto auspicata dal presidente della Regione Renato Schifani, che sarebbe dovuta diventare un simbolo della vigente legislatura, rischia invece di rivelarsi l’ennesimo fallimento. Del disegno di legge originario è rimasto poco o nulla. La riscrittura che ha portato all’archiviazione della fascia unica e all’introduzione della doppia fascia, ascoltando e accogliendo così le richieste del mondo sindacale, potrebbe non bastare. Per scoprire il perché dobbiamo riavvolgere il nastro e tornare indietro di circa due settimane.

Fine giugno. Mentre si rincorrono le voci di un possibile rinvio della variazione di bilancio, in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, la riforma della dirigenza incassa il primo disco verde. Non tutti però sono felici e sorridenti. Gli emendamenti presentati dai deputati e approvati si contano sulle dita di una mano, tra questi uno del presidente in quota DC e l’altro a prima firma del dem Mario Giambona e del capogruppo del PD Michele Catanzaro. Tutti gli altri sono stati chiusi nel cassetto e ben presto andranno a comporre un nuovo testo che avrà come focus non tanto la dirigenza, ma il personale. Il ddl è stato approvato all’unanimità, ma con la presenza di soli tre esponenti del centrodestra: Abbate, il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino e il deputato dell’Mpa Ludovico Balsamo (CLICCA QUI). A disertare la votazione Fratelli d’Italia e Forza Italia (escluso ovviamente il capogruppo). L’assenza degli esponenti azzurri fa rumore, considerando anche la portata e l’importanza del provvedimento, tra i primi punti dell’agenda di governo. Poi il parere positivo della II Commissione Bilancio, guidata da Dario Daidone (CLICCA QUI). Adesso l’attesa per l’ultimo ok nella Commissione di merito, ultimo ostacolo prima dell’incardinamento a Sala d’Ercole.

Da cosa avrebbe origine il tutto? La problematica riguarderebbe il passaggio dalla seconda alla prima fascia. Punto che la norma attuale non chiarisce, poiché garantirebbe ai 36 direttori generali di poter passare dalla seconda alla prima fascia. Ad avanzare maggiori approfondimenti sarebbe stato l’azzurro Marco Intravaia, chiedendo di inserire una clausola che blocchi il passaggio del 50% tra la seconda e la prima fascia per interpello, e quindi soltanto per titoli, l’altro 50% per concorso. In tal senso, il 50% dei direttori generali attuali sarebbero chiamati a partecipare ad un concorso per poter diventare prima fascia. Un aspetto non di poco conto e che non sarebbe condiviso dalla macchina dell’amministrazione regionale.

Le tensioni, per l’ennesima volta durante l’ultimo anno, nascono così dal partito del presidente della Regione. I toni in FI si sono abbassati, ma qualche scoria fatica ad andar via e la riforma della dirigenza potrebbe rivelarsi l’ennesimo pretesto per spezzare un equilibrio già fin troppo fragile. Uno scenario paradossale. Da un lato l’opposizione spinge per velocizzare l’iter, con il deputato del Partito Democratico Mario Giambona che ha definito il provvedimento necessario “non soltanto il futuro della macchina amministrativa regionale, ma anche la capacità della Regione Siciliana di programmare, spendere le risorse disponibili e garantire servizi efficienti ai cittadini. Per questo chiediamo che si vada avanti senza ulteriori rallentamenti e senza cedere ancora una volta a logiche che nulla hanno a che vedere con l’interesse della Sicilia”. Dall’altro la maggioranza già spaccata sul blocca assunzioni, che ha fatto saltare il tavolo delle trattive a margine dei lavori d’aula. E non sono certo un caso le parole dure e con un pizzico di preoccupazione del presidente Ignazio Abbate: “Non è possibile che un provvedimento così importante vada in aula e venga votato grazie all’opposizione. E’ importante che ci sia un momento di confronto. Non possiamo rischiare che venga messo in dubbio, così come successo la prima volta, quando ho dovuto ritirare il provvedimento per riorganizzarlo e rivederlo. Da parte mia c’è la massima collaborazione e serietà per mettere il disegno di legge a disposizione del Parlamento, però deve essere sostenuto con forza, soprattutto dalla maggioranza” (CLICCA QUI).

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