Fonti ufficiali parlano del CdA svoltosi venerdì come improntato a “questioni gestionali interne“. Tuttavia, la parola più usata in casa Amat sembra essere una sola: cambiamento. Così come altre falangi dell’Amministrazione Comunale infatti, l’esecutivo di via Roccazzo dovrà andare prossimamente incontro ad un rinnovamento. Fatto che scatterà all’approvazione del terzo bilancio. Così come chiarito dallo stesso sindaco Roberto Lagalla, in risposta ad un’interrogazione mossa qualche mese fa dal consigliere comunale del M5S Antonino Randazzo. Un periodo nel quale si capirà se Giuseppe Mistretta verrà riconfermato o meno nel ruolo di presidente. Intanto, per il numero 1 di via Roccazzo si pone un nuovo problema: le ferie forzate del direttore generale Domenico Caminiti.
I problemi in Amat: Caminiti in ferie e verso la pensione
Argomento che, secondo i ben informati dei corridoi di via Roccazzo, si è preso la scena nell’ultimo CdA convocato venerdì pomeriggio. Teoricamente, all’ordine del giorno, c’era la lettera con cui le organizzazioni sindacali esprimevano tutta il loro dissenso verso l’azienda e l’Amministrazione Comunale rispetto alla mancata approvazione del piano industriale e del contratto di servizio. Fatto per il quale le sigle dei lavoratori hanno chiesto un incontro al sindaco Roberto Lagalla, da tenersi entro dieci giorni. Altrimenti, i sindacati non hanno escluso la convocazione di nuovo stato di mobilitazione. Sarebbe il secondo del triennio della presidenze di Amat, dopo la serie di scioperi occorsa fra 2024 e 2025 al termine della quale è stata trovata l’intesa sugli accordi di secondo livello.
In attesa che arrivi una risposta da Palazzo Palagonia, per Mistretta c’è un tema di più urgente trattazione: la posizione del direttore generale Domenico Caminiti. I due, proprio venerdì pomeriggio, hanno avuto un lungo faccia a faccia dal quale sarebbe filtrata la volontà dello stesso Caminiti di andare in pensione. Prima però, il dirigente di Amat dovrà recuperare ben 170 giorni di ferie rimasti in arretrato. Un problema non da poco visto che Caminiti detiene deleghe pesanti. Quest’ultime dovranno essere riassegnate ad interim, in attesa che scada il mandato del direttore generale, in modo da poter procedere all’indizione di un concorso. Così come sta avvenendo in casa Amap.
Il rinnovo dei CdA delle società Partecipate
Ad occuparsene, però, sarà la nuova governance di Amat. Entro l’estate infatti, Roberto Lagalla dovrà sciogliere le riserve sul rinnovo del CdA delle società Partecipate. Una rosa di azienda in cui rientrerà anche Amat. Momento al quale si arriverà per gradi. Magari un minuto dopo il voto di alcune delibere importanti. Bilancio di previsione e nuova convenzione sullo stadio Renzo Barbera in primis. La partita, anzi la maratona del rinnovo dei CdA delle società Partecipate non si chiuderà di certo in 24 ore. Bisognerà trovare un accordo di coalizione. Per farlo, il sindaco dovrà sfoderare il sempiterno “manuale Cencelli”.
Se ne inizierà a parlare seriamente, con ogni probabilità, a partire da maggio. Tutto dovrà essere ispirato al principio di proporzionalità. Da capire se ciò avverrà sulla base degli equilibri iniziali o su quelli attuali della coalizione. Fatto non da poco, anche e soprattutto alla luce della frammentazione a cui è andato incontro il polo moderato del primo cittadino. L’attuale composizione della maggioranza di Roberto Lagalla recita infatti sei consiglieri a testa per Forza Italia e Fratelli d’Italia, cinque per Lavoriamo Per Palermo-Grande Sicilia, tre per la Lega, infine due a testa per DC, Generazione Palermo e Forza Palermo.
Lega senza presidenze
Quadro al netto del quale ci sono alcune forze politiche che ad oggi non possono sentirsi soddisfatte. A cominciare proprio dalla Lega, la quale si era affidata nel 2023 al profilo di Francesco Scoma, scelto in qualità di presidente di Amg Energia. Quest’ultimo però ha lasciato da tempo i lidi salviniani, approdando alla corte di Forza Italia. Sponda Marcello Caruso.
Quella in casa Amg non è stata l’unica variazione registrata dal 2023 ad oggi. I cambiamenti hanno riguardato anche la sopracitata governance di Amat. Nel più ampio accordo di coalizione, il nome di Giuseppe Mistretta era stato supportato da una delle correnti maggioritarie di Forza Italia. L’ex dirigente di Gesap ha sempre avocato a sé una certa indipendenza politica. Anche se, dicono i ben informati di Palazzo delle Aquile, dietro questa posizione ci sarebbe stato un allontanamento del presidente di Amat dalle boche di Bonifacio azzurre. Già a partire dal periodo post-elezioni europee.
Un cambiamento durante il quale Mistretta ha dovuto affrontare e risolvere questioni spinose: la chiusura dei bilanci lasciati in eredità dalla precedente governance, la risoluzione della questione legata ai fondi del periodo covid con l’Assemblea Regionale Siciliana, il rilancio aziendale attraverso nuovi mezzi ed assunzioni. Nonostante ciò, qualcuno non ha mancato di metterlo in difficoltà nei momenti più accesi del dibattito politico, addirittura arrivando a chiedere le dimissioni dello stesso Mistretta.
Trattasi di Domenico Bonanno, oggi capogruppo di Generazione Palermo che, all’epoca dei fatti (settembre 2024), capitanava l’allora folta truppa della Democrazia Cristiana. Fu il sindaco, in prima persona, a difendere la posizione di Giuseppe Mistretta. Fatto dietro il quale i rumors di Radio Palazzo identificavano un possibile avvicinamento dello stesso Mistretta alle sponde del primo cittadino. Un passaggio mai concretizzato ufficialmente. E quegli stessi microfoni di palazzo sono tornati ad accendersi in questi tempi tribolati, associando il nome del presidente di Amat ad alcune sirene meloniane. Solo il tempo potrà dare conferma o smentire queste indiscrezioni.
Martedì si tornerà a parlare di Rap
Come sarà la storia a descrivere il destino di un’altra società Partecipata, ovvero Rap. A ricoprire l’incarico di presidente è Giuseppe Todaro, numero 1 dell’Osp. Un profilo civico scelto da Roberto Lagalla e su cui quest’ultimo riversa la propria fiducia. Il lavoro e l’impegno di Todaro non sono mai stati messi in discussione dal sindaco. Fatto che non esclude un possibile ricorso ad una soluzione di continuità. Anche se, negli ultimi mesi, sull’azienda di piazzetta Cairoli si è focalizzata l’attenzione degli uffici dell’area del Controllo Analogo. Uno di quei settori proprio di competenza di una madame meloniana come Brigida Alaimo. Donna di fiducia dell’ex vicesindaco Carolina Varchi.
In ogni caso, a scegliere il futuro di Rap sarà, con ogni probabilità, l’area di Lavoriamo Per Palermo-Grande Sicilia. Intanto, nella giornata di martedì mattina, proprio la Rap presenterà il nuovo step di raccolta differenziata che coinvolgerà il quartiere Noce. Questo si, un fatto noto e figlio del presente. Per il futuro, il mantra resta sempre lo stesso: “chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza“.



