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Sindacati minacciano la mobilitazione

Palermo, la maratona per il rinnovo delle società Partecipate: scoppia il caso Amat 

venerdì 17 Aprile 2026

Un vertice vero, ancora, non c’è stato. L’ora giusta per parlarne potrebbe scoccare, secondo i ben informati, nel mese di maggio. Magari un minuto dopo al voto di alcune delibere importanti. Settimana in più o in meno, l’avvio delle trattative legate al rinnovo dei CdA delle società Partecipate del Comune di Palermo sembrerebbe ormai prossimo. Archiviata la spinosa questione legata all’addizionale Irpef, Roberto Lagalla si è preso qualche giorno di pausa. Uno stacco dai recenti mal di pancia che hanno contraddistinto la sua maggioranza. Spasmi che, con ogni probabilità, si riproporranno quando ci sarà da aggiornare le governance delle falangi dell’Amministrazione Comunale. Alcune, rispetto all’inizio della consiliatura, hanno cambiato segno politico. Altre invece hanno conservato la propria integrità. Ma quest’ultime potrebbero finire fagocitate dai tumulti fra le varie correnti. La partita sarà di quelle lunghe. Forse la più lunga di questo rush finale di consiliatura per l’ex Rettore.

Scoppia il caso Amat

Appare difficile pensare che il sindaco ricorra ad un rimpasto lampo, così come auspicato da alcuni attori della coalizione. Più probabile invece che utilizzi strategicamente le caselle di sottogoverno. Cosa già proposta in passato nei momenti di crisi della maggioranza. E quello vissuto oggi rientra in questa casistica. Lo dicono gli scontri fra le varie fazioni registrati nelle ultime settimane. Ufficialmente è tutto riconducibile alla dialettica politica. Tuttavia, ufficiosamente, le fonti di Radio Palazzo raccontano di malesseri all’interno della coalizione del sindaco. In un simile scenario, parlare di rinnovo delle società Partecipate potrebbero richiedere tempo. Tanto tempo. Ma ad accelerare il processo però potrebbero essere le organizzazioni sindacali. Come nel caso di Amat. Ieri infatti, attraverso una nota congiunta, le sigle dei lavoratori hanno manifestato tutto il loro malessere per la mancata approvazione del piano industriale e del contratto di servizio. Documento, quest’ultimo, vittima dell’ennesimo rinvio per ulteriori integrazioni. I sindacati hanno chiamato a raccolta i dipendenti di Amat, non escludendo di ricorrere ad eventuali ulteriori mobilitazioni.

Duro il commento della capogruppo del M5S Concetta Amella: “L’appello alla mobilitazione dei sindacati di Amat conferma le nostre preoccupazioni: il trasporto pubblico di Palermo è ostaggio dell’immobilismo dell’Amministrazione Comunale. Una governance fiaccata dalle faide interne del centrodestra palermitano. Il caso Amat non è estemporaneo. Affonda le proprie radici in un passato fatto di rinvii ed errori. Il piano industriale, costato 60.000 euro e a rischio di ulteriori spese aggiuntive, non è mai stato approvato. Nel frattempo, il contratto di servizio è andato incontro all’ennesimo rinvio. A pagare il prezzo di tutto questo sono i cittadini palermitani, condannati ad usufruire di un servizio insufficiente per la quinta città d’Italia, e il personale di Amat. Lavoratori che danno il massimo in una situazione di carenza di personale e senza il rinnovo degli accordi di secondo livello“.

I cambi di governance per le Partecipate: l’equilibrio di inizio consiliatura

Proprio Amat è una di quelle aziende che, a breve, dovrà andare incontro ad un rinnovo della sua governance. Giuseppe Mistretta e soci infatti sono stati nominati nella primavera del 2023. Ovvero durante la prima infornata di nomine di sottogoverno effettuata dal sindaco Roberto Lagalla. Una manovra ispirata, come tradizione politica vuole, al sempiterno manuale Cencelli. Il criterio utilizzato allora fu quello della proporzionalità. Illo tempore, la situazione della maggioranza era la seguente: sette consiglieri per Forza Italia, sei per Fratelli d’Italia, cinque per Lavoriamo Per Palermo (oggi costola di Grande Sicilia), tre per la Lega e la Democrazia Cristiana. Un quadro dal quale le presidenze sono stare ripartite in questo modo: due per FdI (Gesap e Amap), due per FI (Reset e Amat), 1 a testa per la Lega (Amg Energia), DC (Sispi) e Lavoriamo Per Palermo (Rap).

Cosa è cambiato

Un quadro oggi inevitabilmente mutato. La maggioranza del sindaco si è allargata con gli ingressi di Fabrizio Ferrandelli e Leonardo Canto (eletti nelle liste di +Europa-Azione insieme a Giulia Argiroffi e Ugo Forello, rimasti invece all’opposizione). Inoltre, la coalizione del primo cittadino ha visto vari cambi di casacca e una decisa frammentazione nella sua ala più moderata. Oggi il copione recita: sei consiglieri a testa per Forza Italia e Fratelli d’Italia, cinque per Lavoriamo Per Palermo-Grande Sicilia, tre per la Lega e infine due a testa per DC, Generazione Palermo (gruppo in cui sono transitati Domenico Bonanno e Viviana Raja) e Forza Palermo (soggetto politico fondato da Andrea Mineo in cui sono confluiti Natale Puma e Salvatore Di Maggio).

Lega senza presidenza, i problemi delle correnti in Forza Italia e FdI

Quadro mutato. Di conseguenza, equilibri dei sottogoverni mutati. La Lega, ad esempio, ad oggi non esprime nessuna presidenza. Francesco Scoma infatti, indicato dal Carroccio nel 2023 in qualità di presidente di AMG Energia, è transitato nel frattempo a Forza Italia, nella sponda più vicina a Marcello Caruso. Un’azienda, quella di via Tiro a Segno, su cui si sono registrate però le critiche del capogruppo di Fratelli d’Italia Giuseppe Milazzo, insoddisfatto della gestione aziendale. Fatto che non avrebbe mancato di esprimere durante le ultime conferenze dei capigruppo. Proprio i meloniani, in questo momento, possono contare sulla presenza di Salvatore Burrafato in Gesap e di Giovanni Sciortino in casa Amap. Quest’ultimo gestisce l’azienda di via Volturno in qualità di amministratore unico. Fatto su cui diversi attori del centrodestra palermitano e numerosi sindaci dell’hinterland metropolitano non hanno nascosto le proprie perplessità, preferendo la creazione di un Consiglio d’Amministrazione ex novo. Al momento, non sono stati accontentati.

Per quanto riguarda Forza Italia, nulla si è mosso all’interno di Reset, con Fabrizio Pandolfo rimasto saldamente al comando. Un nome dato come vicino al presidente del Consiglio Comunale Giulio Tantillo. Discorso diverso invece per Amat. Giuseppe Mistretta ha sempre avocato per sè una certa indipendenza politica. Anche se i ben informati hanno associato in passato il suo nome a quello della compagine azzurra. Gli stessi ben informati di Palazzo delle Aquile che, nei mesi scorsi, hanno parlato di un possibile avvicinamento del presidente di Amat all’area del primo cittadino. Altri, più di recente, assocerebbero il nome di Mistretta ad alcune sirene meloniane. Al momento però, tali indiscrezioni vanno prese per quelle che sono. Appunto, rumors.

I profili espressi dall’ala moderata

Lavoriamo Per Palermo, o Grande Sicilia che dir si voglia, può contare sul profilo di Giuseppe Todaro alla Rap. Un’azienda sulla quale l’ex presidente dell’Osp ha lavorato tanto per dare attuazione al piano di risanamento, nonchè all’ingresso di nuovo personale. Sulla scia di quanto proposto dall’ex amministratore unico Girolamo Caruso. Tuttavia, proprio Rap è una delle aziende più bacchettate dall’area del Controllo Analogo. Una di quelle deleghe in mano ad FdI, in particolare a Brigida Alaimo.

Il gruppo civico può inoltre contare su una serie di profili riconducibili al sindaco (come Marco Betta alla Fondazione Teatro Massimo o Giuseppe Biundo in GH). Per la DC invece c’è l’arduo compito di difendere la casella di Giovanna Gaballo alla Sispi. I democristiani, rimasti orfani di quattro consiglieri su sei ad inizio anno, dovranno far leva sul patto di inizio consiliatura se vorranno resistere alle possibili richieste degli alleati per un eventuale cambio di passo. Ma ancora, per fare previsioni è troppo presto. Il tavolo si riscalderà più avanti. D’altro canto, l’estate si avvicina. E con essa le alte temperature. Anche quelle politiche.

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