Pronti, partenza, via. Ed ecco già il primo scivolone. Non poteva iniziare peggio di così il percorso della variazione di bilancio a Sala d’Ercole. E’ slittato a domani pomeriggio l’avvio della discussione generale, tra polemiche e insofferenze.
La maggioranza? Non pervenuta. Tante le assenze tra le fila del centrodestra dopo l’ennesimo caso giudiziario, che ha visto coinvolto da vicino Gaetano Armao e la presenza nel registro degli indagati anche dei deputati regionali, Giuseppe Geremia Lombardo e Gaspare Vitrano, e che ha lasciato dietro di sé una profonda crisi di governo. Ad oggi le ipotesi dimissioni ed elezioni anticipate sono congelate, ma molto dipenderà dall’incontro del presidente della Regione Renato Schifani e il leader nazionale di Forza Italia Antonio Tajani (CLICCA QUI). In questo vasto e pasticciato quadro la manovrina appare impantanata.
Il maggior ostacolo sarebbe, però, rappresentato proprio dalla corposità del testo, lievitato durante i lavori in II Commissione Bilancio: gli iniziali 25 articoli sono diventati 126, per valore complessivo di circa 700 milioni di euro (CLICCA QUI). E così all’orizzonte appare una nuova soluzione. In realtà una vecchia conoscenza che ha caratterizzato tutto il 2026.
Pioggia di emendamenti: stralcio all’orizzonte?
L’ipotesi di uno stralcio per snellire il testo e semplificare il lavoro in aula potrebbe non essere così improbabile. Gli uffici della presidenza dell’Assemblea stanno apportando ulteriori approfondimenti, ma la decisione non sembrerebbe accontentare tutti.
Sull’argomento si è soffermato anche l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino: “Non c’è alcuno stralcio da parte del Governo. Anzi, oggi sono stati presentati alcuni emendamenti per fare fronte a delle esigenze particolarmente urgenti, come quelle relative agli eventi atmosferici che si sono verificati a Marsala. Il disegno di legge contiene numerosi interventi di grande importanza per i siciliani, quindi credo sia doveroso portarlo avanti senza adottate tecniche dilatorie“.
Ma non solo. L’allarme stralcio non sarebbe l’unico a far preoccupare. Alle ore 12:00 è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Conti alla mano sarebbero un totale di circa 3mila, 2.500 al testo, di cui la maggior parte abrogativi, e gli altri aggiuntivi.
La seduta tra fuori programma e l’ira delle opposizioni
La seduta ha preso il via con circa due ore e mezza di ritardo. Il motivo? Un piccolo fuori programma per il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola, rallentato da alcuni problemi alla macchina. A non partire non è stato solo il veicolo del pentastellato, ma anche la manovrina. Tra i banchi vuoti della maggioranza, i cui deputati presenti possono contarsi sulle dita di una mano, le opposizioni sono insorte intervenendo sull’ordine dei lavori, senza aspettare l’avvio della discussione generale.
“Abbiamo inviato una nota al presidente Galvagno per chiedere, in maniera preliminare ai lavori, la possibilità di far venire in aula il presidente Schifani e non abbiamo avuto risposta“. Ha dichiarato il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera, che ha aggiunto: “Davanti ad una crisi di governo senza precedenti ci aspettavamo la presenza di re Schifani. Deve venire a riferire in aula. Siamo davanti a una maggioranza che non c’è. Il Parlamento deve tornare a fare il suo ruolo, non possiamo far finta di nulla. Aspettiamo che questa presidenza ci aggiorni. Se non verrà Schifani già domani metteremo in pratica tutte le tecniche parlamentari per bloccare questa variazione di bilancio. Abbiamo già presentato 700 emendamenti“. Infine “l’avvertimento” all’assessore Dagnino: “Questa variazione non la farete“. Sulla stessa falsa scia anche il presidente della Commissione Ue Luigi Sunseri: “Nutro profonda preoccupazione perché da quel post non abbiamo più notizie del presidente Schifani. Vorremmo avere un quadro un po’ più chiaro e il presidente deve venire in aula per esporre le sue preoccupazione“. Il giorno X potrebbe essere giovedì, quando alle ore 12:00 il governatore sarà audito dalla Commissione Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici.
La discussione generale è stata rinviata così domani, a partire dalle ore 15:00 e non già in mattinata come pensato alla vigilia, a causa dell’assenza del governo, impegnato con la parifica presso la Corte dei Conti.



