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Piano Triennale. Arcuri relaziona in aula, ma per il M5s l’atto non può essere approvato

mercoledì 20 Settembre 2017

“Manca la relazione  tra i documenti messi a disposizione per la valutazione del Piano. L’abbiamo richiesta quale integrazione documentale nella II Commissione e abbiamo ricevuto la risposta definitiva da parte degli uffici comunali competenti: la relazione generale non esiste. L’assenza di questo documento rappresenta una fatto grave che rende impossibile valutare il programma stesso; infatti, in questa situazione, non si ha un’elaborazione del quadro dei bisogni e delle esigenze prioritarie dell’amministrazione che vengono poi connesse con gli interventi necessari al loro soddisfacimento. Quindi il piano triennale non può essere approvato perché manca un elemento essenziale ed imprescindibile”.

E’ il gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle, per bocca della consigliera Giulia Argiroffi a chiedere, ad apertura di seduta del consiglio comunale, la pregiudiziale sostenendo che sulla base della legge regionale 12/2011 (art. 6 comma 14 ) costituisce “parte integrante ed essenziale” del piano triennale, la relazione generale che illustra “la concreta utilità del programma in rapporto alla situazione complessiva delle strutture localmente esistenti”.

Praticamente, a loro dire, senza relazione, non è possibile approvare l’atto. Una presa di posizione che ha generato una discussione in aula tra i consiglieri. C’è chi ha parlato di “lana caprina”, chi ha chiesto il “ritiro della pregiudiziale” e alcuni che hanno mostrato come ci “fossero perplessità per un atto nel quale manca un documento così importante”. Alla fine la “sentenza” da parte della Presidenza: la pregiudiziale è irricevibile.

Parte quindi tra le polemiche la discussione del Piano triennale delle opere pubbliche del Comune che ieri, nel tardo pomeriggio, il consiglio comunale ha avviato, con la relazione dell’assessore ai Lavori pubblici, Emilio Arcuri. Si tratta di un atto propedeutico alla manovra finanziaria del Comune, senza il quale non sarebbe possibile approvare il Bilancio di previsione. Arcuri ha iniziato a snocciolare dati e cifre parlando di “qualità della spesa” e di un piano figlio di una “capacità finanziaria ridotta anche a causa dei mancati trasferimenti dei fondi al Comune da parte di Stato e Regione”.

Nel 2017 – dice Arcuri sono 109 i milioni di euro previsti che poi arrivano a 1.8 miliardi nel 2018, fino a 2 miliardi di euro per il 2019, per un totale di 663 opere, con una disponibilità di 550 milioni di euro nel triennio, che possono arrivare fino a 700. Continuando con i 33 milioni del PON (Programmi Operativi Nazionali) e i 350 milioni del Patto per Palermo (ma questi con fondi dello Stato). E parla anche dello “scippo” da parte del Ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti sulle opere del collettore sud orientale che “avrebbe consentito di convogliare le acque nere ad Acqua dei Corsari“. 

Insomma, da quello che afferma Arcuri, il piano triennale dovrebbe essere un sorta di grande contenitore di rilancio e volano economico per la città. Ma leggendo bene le carte tra i 109 milioni si leggono solo opere di manutenzione straordinaria e nessuna di programmazione. E quello che salta agli occhi sono i 160 mila euro di adeguamento elettrico per la Fiera del Mediterraneo. Un intervento di sola manutenzione e non un progetto per utilizzare la struttura, ad esempio come Polo fieristico o di eventi. Anzi sembra che il Comune voglia trasferire là alcuni dei suoi uffici.

E, infine, c’è anche la questione relativa allo stato di progettazione. In quanto, sembrerebbe, che manchi la validazione da parte dei tecnici che, di fatto, metterebbe a rischio l’inserimento dei progetti all’interno del piano triennale (parliamo di 19 su 33), che non potrebbero mai vedere la luce. Tecnicismi che certamente saranno oggetto di scontro in aula appena si passerà a discutere sul merito. E gli emendamenti non mancheranno. Molta confusione ma con una necessità: correre contro il tempo per approvare il Piano triennale e approdare al Bilancio, per evitare la spada di Damocle del commissariamento.

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