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L'intervista

“Nerello Mascalese” il vitigno principe dell’Etna raccontato da un esperto di settore

martedì 2 Giugno 2026
uva, vite, vino

Tra le pendici nere dell’Etna, dove la lava incontra il vento e l’altitudine disegna paesaggi unici al mondo, nasce uno dei simboli più autentici della vitivinicoltura siciliana contemporanea: il Nerello Mascalese, o come viene chiamato in dialetto, “Niuriddu Mascalisi”.

Un vitigno elegante e identitario, capace di trasformare il territorio in racconto sensoriale, restituendo nel calice la forza del vulcano, la mineralità dei terreni lavici e la finezza di una tradizione antica che oggi guarda con decisione al futuro. Negli ultimi anni il Nerello Mascalese ha conquistato il panorama internazionale grazie alla sua straordinaria capacità di coniugare struttura, profondità ed eleganza. I vini etnei sono ormai presenti nelle carte dei migliori ristoranti del mondo e rappresentano una delle espressioni più nobili e riconoscibili del vino italiano contemporaneo.

A raccontare questo percorso è Davide Valerio, sommelier, docente di sala bar e consulente nel settore vitivinicolo, professionista che negli anni ha costruito la propria esperienza tra importanti realtà italiane e internazionali. Milano, Londra e Madrid sono state tappe decisive della sua formazione: città nelle quali ha avuto modo di confrontarsi con culture gastronomiche differenti, con il mondo dell’alta ristorazione e con una clientela internazionale sempre più attenta alla qualità e alla narrazione del vino.

L’esperienza maturata nei ristoranti stellati gli ha permesso di affinare non soltanto le competenze tecniche, ma anche una precisa visione dell’ospitalità, fatta di attenzione ai dettagli, rigore professionale e capacità di raccontare il vino in maniera emozionale oltre che tecnica. Oggi Davide Valerio affianca all’attività di consulenza quella di docente, trasmettendo alle nuove generazioni la cultura della sala, dell’accoglienza e del vino italiano, con particolare attenzione alla valorizzazione dei territori e dei vitigini autoctoni.

Nel 2018 Valerio ha inoltre ricevuto un importante riconoscimento per la miglior carta Trento Doc d’Italia al ristorante Unico, punto di riferimento importante per la ristorazione milanese per un decennio dal 2009 al 2019 (anno in cui ha chiuso i battenti). Il riconoscimento è stato frutto di un accurato lavoro di selezione e valorizzazione delle eccellenze spumantistiche del Trentino-Alto Adige. Un traguardo che rappresenta il risultato di anni di studio, ricerca e passione per il mondo enologico. Oggi il suo sguardo è rivolto soprattutto alla Sicilia e alla straordinaria crescita qualitativa che l’isola sta vivendo nel panorama vitivinicolo internazionale.

Perché il Nerello Mascalese rappresenta oggi una delle espressioni più importanti e affascinanti del vino siciliano?

«Il Nerello Mascalese è un vitigno straordinario perché riesce a raccontare il territorio in maniera autentica e profonda. Parliamo di un’uva elegante, fine, con una grande identità territoriale. Nella Valle dell’Etna trova la sua massima espressione grazie ai terreni vulcanici, alle forti escursioni termiche e all’altitudine. Tutti elementi che regalano vini complessi, minerali e longevi. È un vitigno che negli ultimi anni ha conquistato la critica internazionale proprio perché riesce ad avere la struttura dei grandi rossi ma anche una straordinaria finezza. Per me rappresenta una delle espressioni più nobili del vino italiano contemporaneo.»

Cosa rende unica la Valle dell’Etna nel panorama vitivinicolo mondiale?

«L’Etna è un territorio unico al mondo. Qui il vulcano crea condizioni irripetibili: i terreni lavici donano mineralità e tensione, mentre il clima permette maturazioni lente e molto equilibrate. Ogni contrada ha caratteristiche differenti, quasi come accade in Borgogna. Questa diversità rende il Nerello Mascalese estremamente affascinante perché riesce a cambiare volto da una zona all’altra mantenendo però sempre eleganza e riconoscibilità. Oggi i vini dell’Etna sono richiesti nei migliori ristoranti internazionali e stanno diventando ambasciatori della Sicilia nel mondo.»

Come vede il presente e il futuro dei vini siciliani?

«La Sicilia sta vivendo un momento straordinario. Oggi non viene più vista soltanto come terra di grandi quantità produttive, ma come una regione capace di creare vini di altissima qualità e forte identità. Il futuro sarà sempre più legato ai vitigni autoctoni come Nerello Mascalese, Carricante, Frappato e Nero d’Avola. I margini di crescita sono enormi soprattutto sui mercati internazionali, perché il consumatore moderno cerca autenticità, territorialità e storie vere. La Sicilia ha tutto questo. Inoltre il cambiamento climatico sta rendendo particolarmente interessanti territori come l’Etna, dove altitudine e ventilazione permettono produzioni equilibrate ed eleganti anche nelle annate più calde.»

Lei ha lavorato in contesti internazionali molto importanti. Quanto hanno inciso queste esperienze sulla sua crescita professionale e sul suo modo di raccontare il vino?

«Hanno inciso tantissimo. Lavorare tra Milano, Londra e Madrid mi ha permesso di confrontarmi con culture gastronomiche differenti e con un pubblico internazionale molto esigente. Ho imparato che il vino non deve essere soltanto raccontato tecnicamente, ma emozionalmente. L’esperienza nei ristoranti stellati mi ha insegnato il rigore, l’attenzione ai dettagli e soprattutto l’importanza dell’accoglienza. Un grande vino diventa memorabile quando viene raccontato con passione e competenza.»

Oggi il Nerello Mascalese continua a rappresentare non soltanto un grande vino, ma anche il simbolo di una Sicilia che ha scelto di puntare sull’identità, sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio. E proprio l’Etna, con i suoi paesaggi vulcanici e le sue contrade uniche, sembra destinato a diventare sempre più uno dei punti di riferimento del panorama vitivinicolo mondiale.

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