Quanto costa trasportare le merci in un territorio che dipende dai collegamenti marittimi con il resto del Paese? Il caro-gasolio mette sotto pressione l’autotrasporto siciliano e riporta al centro una questione che riguarda l’intera economia dell’Isola. Le imprese siciliane del settore hanno annunciato il fermo dei mezzi dal 16 al 22 ottobre, denunciando una situazione economica diventata sempre più difficile da sostenere e chiedendo risposte alle istituzioni.
A rendere nota la mobilitazione è stata la sezione Trasporti di Confindustria Catania. Tra le ragioni della protesta figurano l‘aumento del prezzo del gasolio, gli oneri legati al sistema europeo di scambio delle emissioni, noto come ETS, e gli adeguamenti per il carburante applicati dalle compagnie marittime alle tariffe di trasporto.
Il peso del carburante sui bilanci delle imprese
Si tratta di una stima riferita a uno specifico esempio di percorrenza, non di un costo medio valido per tutte le imprese. Il dato offre tuttavia una misura dell’impatto che il rincaro del carburante può avere sui bilanci degli operatori del settore, già alle prese con altre voci di spesa. Per le aziende siciliane, infatti, il problema non si esaurisce al distributore. Il trasporto delle merci da e verso l’Isola richiede spesso l’utilizzo delle navi, con costi aggiuntivi legati alle tariffe marittime e agli adeguamenti applicati dagli armatori. È proprio su questo punto che la protesta si intreccia con una questione strutturale dell’economia siciliana ovvero lo svantaggio logistico legato alla condizione insulare. A fornire un elemento concreto per comprendere il peso dei collegamenti marittimi è uno studio commissionato dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, realizzato dalla società TiM10 con la supervisione scientifica di Giovanni Satta, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università di Genova.
Secondo i risultati riportati, i costi aggiuntivi legati al sistema europeo ETS su tre collegamenti marittimi siciliani sono stimati in circa 32 milioni di euro all’anno. La cifra comprende quasi 20 milioni per la rotta Genova-Palermo, oltre 11 milioni per la Napoli-Palermo e più di un milione per il collegamento Porto Empedocle-Lampedusa. Il sistema ETS prevede un costo associato alle emissioni di gas serra prodotte dalle attività interessate dalla normativa europea. Nel settore marittimo, gli obblighi di monitoraggio e restituzione delle quote di emissione possono incidere sui costi operativi delle compagnie, che possono a loro volta trasferirne una parte sulle tariffe applicate ai clienti.
La stima dei 32 milioni riguarda le rotte considerate dallo studio e non rappresenta il costo complessivo dell’ETS per l’autotrasporto siciliano. Non è quindi possibile attribuire l’intera cifra ai camion che viaggiano sui traghetti. Il dato permette però di inquadrare la dimensione economica degli oneri legati ai collegamenti marittimi, che si aggiungono alle spese sostenute dagli operatori per il trasporto su strada. Il problema dell’insularità era già stato affrontato da uno studio della Regione Siciliana realizzato nel 2020 con il supporto di Prometeia. La ricerca stimava in 6,54 miliardi di euro annui il costo complessivo dell’insularità, pari al 7,4% del prodotto interno lordo regionale secondo la metodologia adottata. Una valutazione più ampia, che comprende gli svantaggi economici associati alla condizione insulare e alla distanza dai mercati continentali.
Gli aiuti pubblici e il nodo dei rimborsi
Di fronte all’aumento dei costi, la Regione Siciliana ha annunciato il 25 settembre uno stanziamento complessivo di 15 milioni di euro a sostegno degli autotrasportatori. La misura prevede un contributo pari al 70% della spesa aggiuntiva ammissibile per il gasolio, calcolata rispetto al prezzo medio nazionale di febbraio 2026, per gli acquisti effettuati dal 1° marzo al 31 dicembre. Il termine indicato per la presentazione delle domande è il 30 novembre.
L’intervento rappresenta una risposta al rincaro del carburante, ma la sua efficacia dipenderà anche dal numero di imprese ammesse, dall’ammontare complessivo delle richieste e dalle somme che saranno effettivamente erogate. Per stabilire se le risorse siano sufficienti rispetto alle necessità del settore occorrerà quindi conoscere i risultati della procedura e confrontarli con il fabbisogno delle aziende. Un’altra questione riguarda il Sea Modal Shift, il programma di incentivi destinato a favorire il trasporto combinato strada-mare, riducendo la quota di merci che percorre interamente la strada. Secondo quanto denunciato da Confindustria Catania il 10 ottobre, la prima annualità del contributo, che avrebbe dovuto essere liquidata entro luglio, non era ancora stata corrisposta. L’associazione ha inoltre riferito che le risorse disponibili coprivano circa un quinto del fabbisogno indicato dalle imprese, con una riduzione del contributo unitario da 30 centesimi a poco più di 6 centesimi per veicolo-chilometro.
Si tratta di contestazioni che richiedono un riscontro amministrativo, in particolare sui pagamenti effettuati, sulle somme ancora da liquidare e sulle risorse disponibili per le annualità successive. Il tema è comunque centrale per gli operatori, perché gli incentivi al trasporto combinato dovrebbero favorire l’utilizzo delle rotte marittime e contribuire a contenere i costi della movimentazione delle merci. Il confronto tra gli aiuti regionali e gli incentivi nazionali ed europei apre dunque una questione che va oltre l’entità dei singoli stanziamenti ovvero capire se le misure esistenti riescano a compensare almeno in parte gli svantaggi logistici che gravano sulle imprese siciliane e se le risorse arrivino agli operatori nei tempi previsti.
Le conseguenze per le imprese e per i consumatori
La protesta pone quindi una questione che riguarda la competitività delle imprese e l’organizzazione dei collegamenti con il resto del Paese. Il caro-gasolio è il fattore più immediato, ma il peso delle tariffe marittime e l’efficacia degli incentivi pubblici sono altrettanto importanti per comprendere le difficoltà del settore. La sfida, per le istituzioni, è individuare strumenti che consentano alle aziende di sostenere i costi di trasporto senza compromettere la loro capacità di raggiungere i mercati. Per capire se gli interventi attualmente disponibili siano sufficienti, sarà necessario verificare gli importi effettivamente erogati, l’evoluzione delle tariffe marittime e le conseguenze del fermo sulle attività economiche dell’Isola.



