Il momento è quasi arrivato. Al Comune di Palermo il centrodestra si appresta a discutere del rinnovo dei CdA delle società Partecipate. Il passaggio più atteso dell’agenda politica di questo 2026 per la coalizione di Roberto Lagalla. Ad un anno dall’appuntamento elettorale infatti, il primo cittadino dovrà provvedere ad aggiornare le governance delle falangi dell’Amministrazione. Posti di sottogoverno ambiti da tutte le compagini della coalizione.
L’ora X scatterà quando i Consigli d’Amministrazione approveranno il loro terzo bilancio del triennio. Fatto che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane. Sulla questione però, il primo cittadino non sembra avere particolare fretta. Al momento ci sarebbe stato solo un incontro preliminare nei primi di maggio. Confronto dopo il quale i mazzieri del centrodestra aspettano ancora un vertice vero e proprio dedicato all’argomento. Insomma, la parola chiave sembra essere una: attesa. Come quella che regna sulla scelta del nuovo vicesindaco di Palermo.
Carica di vicesindaco ancora vacante
Carica rimasta formalmente scoperta dal 22 maggio, ovvero dalle dimissioni di Giampiero Cannella, ma sulla quale dentro Fratelli d’Italia si discute ormai da metà aprile. Al momento senza successo. In realtà, i vertici regionali e nazionali del partito avrebbero le idee chiare. La scelta dovrebbe ricadere su Brigida Alaimo, assessore al Bilancio e donna di fiducia della parlamentare Carolina Varchi. Tuttavia, a non essere convinto è Giuseppe Milazzo. Capogruppo di FdI al Comune di Palermo e vero mattatore delle sedute d’aula. L’eurodeputato preferirebbe infatti che la nomina ricadesse su Dario Falzone, assessore al Personale vicino alla sua corrente. Una matassa ad oggi rimasta intrecciata e che, con ogni probabilità, verrà ormai accorpata al fasciolo Partecipate.
La spallata di Noi Moderati a Lagalla
Un tema caldo. Su questo non ci sono dubbi. E a rendere ancora più rovente il clima sono le spaccature interne ai partiti di maggioranza. Fatto fotografato dal senatore Saverio Romano. L’esponente di Noi Moderati, compagine ormai all’opposizione del primo cittadino da oltre un anno, ha fatto il punto proprio sul momento vissuto dalle aziende del Comune di Palermo. “Le Partecipate restano in mezzo al guado alla vigilia del rinnovo dei consigli di amministrazione. Il contratto di servizio dell’Amat è ancora impantanato e sulla Reset è esplosa un’inchiesta per assenteismo che chiama in causa il governo dell’azienda. La stagione delle nomine rischia di ridursi all’ennesima spartizione, proprio ciò di cui una città in difficoltà non ha bisogno“. Ancora prima, il parlamentare nazionale si era focalizzato su Rap. Azienda che a suo giudizio ” vive in crisi permanente, salvata a colpi di ricapitalizzazioni e di debiti fuori bilancio per non finire in dissesto“. Tutte ragioni per le quali, afferma Romano su Lagalla, “parlare di riconferma è un lusso che Palermo non può permettersi“.
Le grandi manovre al centro
E’ proprio il dualismo di Noi Moderati in Sicilia uno dei temi chiave in vista del prossimo appuntamento elettorale. A rappresentare il partito a Palermo, oltre lo stesso Romano, c’è la deputata regionale Marianna Caronia. Quest’ultima si è recentemente seduta al tavolo del centrodestra regionale. Vertice dal quale è uscita un’unità formale ma non sostanziale. Ma se dalle parti di Sala d’Ercole il dialogo continua, nel capoluogo siciliano sembra essersi interrotto quello con il primo cittadino. Un elemento che si inserisce in un polo centrista in fermento in virtù delle manovre del leader di Sud Chiama Nord Cateno De Luca. I rumors raccontati sabato mattina dalla redazione de ilSicilia.it parlano di un avvicinamento alla compagine civica regionale da parte di alcuni volti ex DC. Fra questi l’ex presidente della Sas Mauro Pantò e l’ex assessore al Patrimonio Andrea Mineo. Profili che in Consiglio Comunale si ritrovano rappresentati dagli esponenti di Forza Palermo Natale Puma e Salvatore Di Maggio, ovviamente anch’essi ex DC.
E a destra cala l’ombra del generale Vannacci
Partito dal quale, nei mesi scorsi, sono fuoriusciti anche l’ex capogruppo Domenico Bonanno e la sua vice Viviana Raja. I due, nel frattempo, hanno fondato Generazione Palermo. Ciò dopo il fallimento dell’operazione che li avrebbe visti inseriti fra i ranghi di Fratelli d’Italia, in quota Francesco Scarpinato. In un simile scenario, qualcuno ha immaginato un avvicinamento dei due consiglieri verso Cateno De Luca. Tuttavia, riferiscono i ben informati microfoni di Radio Palazzo, gli esponenti di Generazione Palermo non si sarebbero lasciati bene con alcuni compagni democristiani di una volta. Fatto che li porterebbe lontani dalle sponde di ScN, magari in attesa di ulteriori movimenti in un centrodestra che, nei prossimi mesi, dovrà fare i conti con l’espansione di Futuro Nazionale. Soggetto politico fondato dall’ex Lega Roberto Vannacci.
La DC a Palermo: “Nessun accorpamento a ScN, rimarremo fedeli al nostro partito”
Di sicuro non si avvicineranno a Sud Chiama Nord nemmeno Salvo Imperiale e Giovanna Rappa, ovvero i due rappresentanti rimasti in Consiglio comunale della Democrazia Cristiana. “Siamo nati con questo progetto e finiremo la consiliatura nella DC“, ha affermato lo stesso Salvo Imperiale ai microfoni de ilSicilia.it. “Noi siamo compatibili con tutti – dichiara il capogruppo -. Ma rimane ferma la nostra collocazione politica“. Comunque vada, Roberto Lagalla potrebbe perdere qualche pezzo nella sua maggioranza politica. Anche alla luce dei rumors che parlano di un possibile interesse di un noto esponenti di Lavoriamo Per Palermo a “I Solidali“, soggetto nato a Catania da una costola del PD e che vedrà martedì 30 giugno la sua presentazione nel capoluogo siciliano.
La grande partita dei sottogoverni: il rinnovo dei CdA
Insomma, ad un anno dalle elezioni le forze politiche sembrano ormai in movimento. Ed è in questo clima liquido che Roberto Lagalla dovrà operare una delle operazioni più complesse per un sindaco, ovvero il rinnovo dei CdA delle società Partecipate. La prima infornata di nomine di questo consiliatura risale al 2023. In quell’occasione cambiarono i vertici di Amat, Amg, Sispi, Reset e Rap. Resterebbero fuori dal discorso quindi Amap, dove Giovanni Sciortino (profilo vicino a Giuseppe Milazzo e Fabrizio Ferrara) agisce ancora in qualità di amministratore unico; la Fondazione Teatro Massimo, dove c’è stata la riconferma di Marco Betta al netto delle polemiche mosse da ambienti di FdI; e soprattutto Gesap, società che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino e che ha avviato da qualche mese la lunga marcia verso il partenariato pubblico-privato.
Lega senza presidente, operazione di FdI su Amat?
In tre anni però, alcune cose sono cambiate. Ad esempio, la Lega è rimasta senza un presidente di riferimento. Francesco Scoma, presidente di Amg Energia scelto dal Carroccio nel 2023, è infatti passato nel frattempo a Forza Italia. Fatto per il quale i salviniani, con ogni probabilità, chiederanno di riavere la propria casella indietro.
Cambiamenti che potrebbero riguardare anche Amat. Sul futuro infatti, i rumors d’aula parlano di un possibile interesse di un’ala maggioritaria di Fratelli d’Italia. Per qualcuno si tratterebbe della corrente facente capo alla parlamentare Carolina Varchi. Ma per avere conferme è ancora troppo presto. Anche se, appare complicato che tale mossa abbia come regista il capogruppo Giuseppe Milazzo, il quale non più tardi di giovedì scorso ha espresso tutte le sue perplessità in aula su alcune scelte aziendali recenti di Amat, come quelle relative all’ultimo concorso per assumere 50 nuovi autisti.
DC dovrà difendere Sispi, le critiche degli alleati su Rap
C’è poi il tema legato a Sispi, società al momento presieduta da Giovanna Gaballo. Un profilo sostenuto con forza dall’ala della Democrazia Cristiana. Partito che, negli ultimi mesi, ha perso però i 2/3 della composizione di fine 2024. Ciò dopo i sopracitati addi di Natale Puma, Salvatore Di Maggio, Domenico Bonanno e Viviana Raja. A Salvo Imperiale e Giovanna Rappa spetterà il compito, insieme ai vertici cittadini del partito, di difendere la casella spettante ai democristiani.
Incerto è il destino anche del presidente di Rap Giuseppe Todaro. Il presidente dell’Osp è stato scelto tre anni fa dall’ala di Lavoriamo Per Palermo, ovvero quella più vicina al sindaco Roberto Lagalla. Ma le critiche mosse dagli alleati sulla gestione del servizio di raccolta rifiuti imporranno al primo cittadino una riflessione sul tema. A chiudere la lista c’è Reset, azienda presieduta da Fabrizio Pandolfo. Volto che sarebbe stato sostenuto dall’ala di Forza Italia più vicina al presidente del Consiglio Comunale Giulio Tantillo. Ma nel caso in cui gli azzurri decidessero di mantenere la linea dura su Amg Energia, potrebbe essere necessaria una compensazione con gli alleati.




