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Il ddl è in stand by

La riforma della dirigenza resta al palo: proseguono le interlocuzioni, ma da Roma non c’è ancora l’ok

martedì 21 Aprile 2026

Si allungano i tempi per la riforma della dirigenza. A distanza di quasi un mese dal ritorno in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, il ddl resta in stand by. A dettare i tempi è Roma. Le interlocuzioni proseguono, ma ancora nessuna risposta è pervenuta.

La seduta in Commissione di questa mattina si è chiusa con un nulla di fatto. Nessuna novità all’orizzonte e dal Ministero, almeno per il momento. Tutto rinviato a maggio, fra due settimane. Stessa sorte anche per l’altro punto all’ordine del giorno: la nomina di Paolo Ferlisi a componente del Consiglio di amministrazione dell’Iacp di Ragusa.  

A che punto sono le interlocuzioni

Dopo essere stato ritirato da Sala d’Ercole, il disegno di legge è ripartito dalla Commissione. Il confronto è ripreso pochi giorni prima di Pasqua. Un dibattito acceso e infuocato, terminato con la promessa di un nuovo incontro.

Un punto era stato condiviso da tutti, quello di inserire la possibilità ai funzionari di poter partecipare al concorso per diventare dirigenti. L’altro invece, è risultato essere un po’ più problematico: è il dibattito sulla fascia unica o doppia fascia. Proprio su quest’ultimo, si è reso necessario un confronto con il governo romano e la Funzione Pubblica nazionale per comprendere come gestire il passaggio dei dirigenti dalla terza fascia alla seconda fascia, e quindi poter prevedere la doppia fascia all’interno della nuova norma (CLICCA QUI).

L’obiettivo è quello di poter partire subito con i concorsi, necessari e indispensabili già dal 2026, anno per il quale sono previsti 150 posti. Altri 70 per il 2027. Ora bisognerà attendere il via libera da parte del Ministero allo schema avanzato dalla Regione Siciliana. Roma dovrà dunque esprimersi sul passaggio in automatico dalla terza alla seconda fascia e il 70% dei dirigenti sulle disponibilità del Piao, che ha già tagliato 280 posizioni, e non sui dirigenti attuali, ad oggi comunque in numero inferiori rispetto alle posizioni previste, 220 in meno (CLICCA QUI).

La riforma

La riforma, che interviene a 26 anni dall’ultima legge regionale del 2000, è finalizzata ad allineare l’ordinamento della dirigenza a quello di tutti gli enti del comparto funzioni locali e, al contempo, a eliminare le criticità determinate dal mantenimento della cosiddetta terza fascia dirigenziale, sconosciuta nel panorama nazionale e la cui durata era stata concepita come transitoria.

Al 31 dicembre 2024 risultavano in servizio solo 3 dirigenti di seconda fascia, 611 dirigenti di terza fascia e nessun dirigente di prima fascia. Dati leggermente mutati nelle scorse settimane: i dirigenti in seconda fascia sono adesso 2, con il “salto” di Alberto Pulizzi, al Dipartimento dello Sviluppo rurale, alla prima fascia. Nel triennio 2025-2027, inoltre, sono previste 193 cessazioni dal servizio, di cui un dirigente in seconda fascia. Numeri quindi al di sotto del fabbisogno reale, considerando che, secondo le stime servirebbero, circa 750 dirigenti. Il reclutamento di nuove risorse umane si rivela così elemento essenziale della proposta di legge.

Il riordino della dirigenza regionale è diventato anche uno dei pilastri Defr, il Documento di economia e finanza regionale per gli anni 2026-2028. L’area istituzionale è il primo punto analizzato nel contesto delle politiche della Regione. Rinfrescare e rivitalizzare la macchina amministrativa diventa così essenziale per la riuscita e il compimento del programma prefissato per il triennio e stilato punto per punto.

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