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Almaviva Palermo: si spacca il fronte sindacale, Cgil isolata

lunedì 18 Giugno 2018
Almaviva

Si divide in due il fronte sindacale sulla vertenza che riguarda i circa 700 esuberi del call center Almaviva Contact di Palermo. Con una nota inviata alla stampa Fistel Cisl, Ugl e Uilcom UilM prendono le distanze dalla Slc Cgil, che in questi mesi si è più volte rifiutata di siglare qualsiasi intesa con l’azienda ribadendo la propria indisponibilità a siglare un accordo con l’azienda senza prima ottenere garanzie sugli investimenti. La spaccatura si è consumata stamani nel corso dell’ennesimo tavolo di concertazione che si è tenuto presso l’Assessorato regionale alle attività produttive. Da adesso in poi la trattativa proseguirà su tavoli separati.

Una situazione non certo ideale per i lavoratori. “Ci dispiace che un’organizzazione confederale abbia scelto la strada dell’isolamento – scrivono – siamo stanchi di assistere a improbabili sceneggiate da chi rappresenta questa organizzazione reiterate al tavolo senza soluzione di continuità, sono mesi che ascoltiamo sempre le stesse cose prive di concretezza, proposte decontestualizzate dalle condizioni reali in cui si trova Almaviva Palermo, non è casuale la presenza delle istituzioni regionali e comunali a garanzia, chiamate ad essere parti attive in solido e non arbitri terzi”.

La spaccatura era nell’aria da settimane ed è cresciuta nel corso dei vari incontri. “Le segreterie di Fistel Cisl, Uilcom Uil a Ugl rilevano – si legge nella nota – la totale contrarietà manifestata formalmente a Slc Cgil a condividere il percorso sia nel consolidamento del lavoro su Palermo, con la sottoscrizione del verbale presso l’assessorato alle Attività produttive del 15 maggio che ha generato il blocco del processo di societarizzazione e il ripristino degli istituti contrattuali quali Tfr e scatti di anzianità dal 1 agosto, sia nella mancata sottoscrizione del verbale del 1 giugno con l’attivazione dell’ammortizzatore sociale a tutela dei 724 esuberi dichiarati dall’azienda e l’ulteriore non condivisione dell’ipotesi di accordo, indispensabile e il consolidamento e aumenti dei volumi sul sito di Palermo su qualità ed efficienza”.

Su quest’ultimo aspetto l’azienda ha chiesto il ricorso del controllo a distanza, come previsto dalla legge, per valutare e migliorare la produttività dei lavoratori visto che il sito di Palermo, secondo le statiche, è il peggiore d’Italia. Richiesta che, dopo i recenti tagli del costo del lavoro, ha fatto andare su tutte le furie la Slc Cgil, ma dalla quale Almaviva fa dipendere la sua permanenza nel capoluogo siciliano, nonchè l’aumento delle commesse indispensabile per ridurre gli esuberi. Un atteggiamento quello dalla Slc che le altre organizzazioni sindacali definiscono “pretestuoso” e che rischia di allungare pericolosamente i tempi della vertenza, mettendo a rischio il futuro dei lavoratori .

Durissima la reazione della Slc Cgil, che giudica “grave e insensato” rinunciare all’unità sindacale e tornare indietro alle logiche dei tavoli separati.  “Così si uccide il diritto a una discussione democratica. Oggi abbiamo assistito  sbigottiti, prima ancora che si entrasse nel merito della trattativa sull’esodo incentivato, alla richiesta  insormontabile di Fistel Cisl, Uilcom Uil  e Ugl di costituire di due tavoli separati – dichiara il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso  Nonostante il tentativo responsabile da parte della Regione e del Comune di continuare la discussione su un tavolo unico, le posizioni delle altre sigle sono rimaste invariate”. 

Il risultato è un ritardo nel confronto di altri  8 giorni.  “Si è consumata una scelta che mina profondamente la possibilità di una discussione democratica ancor prima di arrivare a un ipotetico accordo che potrebbe cambiare significativamente la vita di 3 mila lavoratori di Almaviva e di un intero settore – aggiunge Rosso – Evidentemente le altre organizzazioni sindacali dimostrano di non avere il minimo rispetto delle scelte dei lavoratori: dopo aver disatteso l’accordo del 23 maggio 2017, approvato da oltre l’80 per cento  dei lavoratori, stanno cercando di isolare l’unica sigla sindacale, la Slc Cgil, che fino ad ora  ha chiesto il rispetto di quell’accordo dicendo no a un ulteriore taglio degli stipendi, all’applicazionedell’ ammortizzatore sociale con percentuali alte ed al controllo individuale”. 

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