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Il quadro politico

Il giorno del giuramento all’Ars: i tre nuovi assessori tra ritorni, sfide e veleni

mercoledì 6 Maggio 2026

E’ il giorno del giuramento. Dopo una settimana di vuoto e il ponte del 1° maggio Sala d’Ercole riapre le sue porte. In attesa di far ripartire il percorso dei ddl stralcio, tra sorrisi e mal di pancia, in aula andrà in scena il giuramento dei tre assessori nominati mercoledì scorso dal presidente della Regione Renato Schifani. Un passo atteso per provare a mettere un freno alle tensioni all’interno della coalizione di centrodestra e tentare di donare nuova linfa e impulsi per rimettere in moto l’attività parlamentare. Ma sarà realmente così?

Albano riprende le redini dell’assessorato

La novità principale riguarda la Democrazia Cristina, che dopo mesi di serrati faccia a faccia è tornata in giunta e non con un volto inedito. Nuccia Albano, infatti, riprenderà il lavoro lasciato a metà nell’assessorato Famiglia, Politiche sociali e Lavoro. Ritorna ufficialmente il sereno tra il governatore azzurro e i democristiani, sempre rimasti tra le fila della maggioranza e fedeli al governo Schifani, nonostante le vicende note di cronaca che avevano coinvolto l’ex segretario nazionale Totò Cuffaro e travolto il partito.

Le interlocuzioni divenute sempre più fitte dalla nomina, a inizio anno, dei tre commissari straordinari, Salvatore Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi, hanno avuto un lieto fine. Il ritorno di Albano, però, non è stato semplice, ma il frutto di una sintesi giunta dopo il passo indietro del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, figura di spicco della DC che ha guidato il gruppo parlamentare durante il travagliato periodo di transito.

Sorride l’Mpa e la new entry Ingala

Chi certamente sorride è l’Mpa di Raffaele Lombardo. Gli autonomisti, che a lungo hanno caldeggiato e rivendicato il secondo assessorato, soprattutto dopo le elezioni europee, possono ritenersi soddisfatti. A guidare l’assessorato agli Enti locali sarà Elisa Ingala, commercialista e già assessore comunale a Caltanissetta.

Dopo circa sei mesi, la delega orfana del democristiano Andrea Messina e affidata ad interim al presidente Schifani avrà così un nuovo padrone. Ingala non era però la prima scelta. Come spiegato anche dallo stesso Lombardo ai microfoni de ilSicilia.it (CLICCA QUI), il partito aveva messo nel mirino un altro assessorato, quello alla Famiglia, per il quale era in pole Valeria Caci, assessore comunale di Gela. Così alla fine non è stato. Le sfide del nuovo esponente della squadra di governo saranno parecchie e ardue considerando le numerose criticità che affliggono i Comuni siciliani.

E Forza Italia?

Aprile può invece definirsi un mese “rivoluzionario” per Forza Italia. Prima la nomina del neocommissario Nino Minardo (CLICCA QUI), poi l’arrivo in giunta dell’ex coordinatore regionale Marcello Caruso. Via il tecnico Daniela Faraoni, dentro un politico. Un colpo di coda auspicato, ma avrà realmente funzionato? Non sembra.

Il passaggio del testimone si è reso necessario dopo mesi di lotte intestine in FI e soprattutto nel gruppo parlamentare. Basti pesare al caos generato tra i corridoi di Palazzo dei Normanni nel corso della lunga maratona che portò poi all’approvazione della Finanziaria regionale. Stalli che per qualche ora avevano lasciato ipotizzare anche ad un esercizio provvisorio. Tensioni culminate con lo “scherzetto” della stessa maggioranza a Sala d’Ercole con lo smascheramento dei franchi tiratori mediante il voto segreto. La rivolta contro i tecnici si è conclusa con l’addio dell’ex direttore generale dell’Asp di Palermo e la conferma dell’assessore al Bilancio Alessandro Dagnino, ritenuto inamovibile dal presidente Schifani considerando i risultati raggiunti in campo economico e soprattutto le attuali partite in corso con la Corte dei Conti, in attesa delle parifiche, dopo lo sblocco, storico, di quelle concernenti il 2020 e il 2021.

La struttura di piazza Ottavio Ziino abbraccerà così ben presto il suo terzo inquilino in questa legislatura, ma non si tratterà di un esponente del gruppo parlamentare come pensato alla vigilia, quando i nomi più caldi erano quelli di Nicola D’Agostino e del capogruppo Stefano Pellegrino. Una scelta che in realtà non avrebbe raccolto molti consensi, lasciando così molti punti in sospeso, ponendo ulteriori interrogativi sul futuro dei forzisti.

FdI, amministrative e prossimi nodi da sciogliere

La nomina di un uomo di fiducia del presidente ha certamente un peso non indifferente. La scelta di Caruso alla Salute sarebbe riconducibile e legata al pressing che nei mesi scorsi Fratelli d’Italia ha esercitato sull’assessorato.

La voglia da parte dei meloniani di rinviare il rimpasto in giunta è emerso chiaramente nel corso dell’assemblea degli eletti andata in scena ad Enna (CLICCA QUI). Dall’incontro degli esponenti siciliani di FdI con i vertici nazionali, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli e il commissario regionale Luca Sbardella, è apparsa più netta che mai la scelta di non voler compiere un passo indietro né sull’assessore al Turismo Elvira Amata, né sul presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, entrambi nell’occhio del ciclone delle inchieste.

Sfumato il vertice di piazza Ottavio Ziino, sul qualche i meloniani non hanno mai negato le ambizioni, adesso l’attenzione sarà tutta focalizzata sulla Pianificazione Strategica. In pole torna ancora una volta l’attuale direttore del Dipartimento ai Beni culturali Mario La Rocca. Un profilo non nuovo e che richiama alle vecchie tensioni emerse lo scorso ottobre (CLICCA QUI). Altro nome che nelle ultime settimane avrebbe preso piede è quello di Sabrina Pulvirenti, commissario straordinario dell’Asp di Trapani, insediata lo scorso luglio dopo le dimissioni di Ferdinando Croce, coinvolto dallo scandalo per i ritardi nella consegna dei referti istologici. Ma non solo. Fratelli d’Italia e gli altri partiti della maggioranza guardano oltre e il prossimo terreno di battaglia saranno le restanti nomine di sottogoverno. 

Sullo sfondo anche le amministrative (CLICCA QUI). Non in tutte le piazze più importanti, tra i 17 Comuni al di sopra della soglia dei 15mila abitanti e che impiegheranno il sistema proporzionale, la coalizione di centrodestra si presenterà unita. Quale esempio? Agrigento o Enna. Dagli esiti delle urne potrebbe venir fuori un nuovo scenario condito da malumori e rivendicazioni, conducendo a ennesimi cambiamenti in vista.

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