La strada appare più in salita di quanto ci si potesse aspettare. E tra i corridoi di Palazzo dei Normanni la percezione è uguale un po’ per tutti: intorno alla variazione di bilancio non gravita molto entusiasmo. Eppure sul piatto c’è un articolato dal valore di 221 milioni di euro e un tale di 300 milioni a totale disposizione dei parlamentari. Le richieste e gli emendamenti, certamente, non sono mancati. Anzi. La vera partita sarà in II Commissione Bilancio, ma la difficoltà diffusa nel tenere compatta la maggioranza e in piedi il numero legale nelle Commissioni, non rappresenta un buon segnale.
Così si può riassumere la folle giornata di ieri tre le stanze dell’Ars. Dopo la VI Commissione, anche la I, la IV e la V hanno archiviato definitivamente la propria pratica, alcune non senza una scia di polemiche. Nel calderone manca però la III Commissione Attività Produttive, dove la conclusione dei lavori è stata rinviata alla prossima settimana. Rispettare le scadenze? Come già evidenziato alla vigilia, non sarà possibile. E mentre domani è previsto il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione Bilancio, qualcuno è rimasto indietro. Ma vediamo nel dettaglio.
Stop in III Commissione: cosa succede ora?
Partiamo da dove tutto si è congelato. In III Commissione Attività Produttive, presieduta da Gaspare Vitrano, la votazione è partita soltanto ieri, dopo la scadenza del termine per gli emendamenti fissato per martedì. Un maxi fascicolo con svariati temi: dalle attività produttive all’agricoltura, dalle imprese alla pesca. Il risultato? Il tempo non è bastato. A questo si aggiunge un altro dettaglio non indifferente: l’assenza di una parte consistente della centrodestra.
La Commissione ha preso il via poco dopo le ore 11:00. Quando le lancette dell’orologio segnano le 13 arriva lo stop: la maggioranza non c’è, il governo non è presente e non è possibile procedere con la votazione. Le tensioni non sono mancate, considerando che il focus, proprio in quel momento, era sulla distillazione di crisi e le emergenze del settore vitivinicolo, stretto ormai da mesi dall’allarme giacenze (CLICCA QUI).
Pausa pranzo, animi più distesi e alle ore 15:00 tutti ai propri posti. La seduta, però, non va oltre i 40 minuti: due articoli votati, esaminato tutto ciò che riguarda le attività produttive, disco verde per qualche emendamento e via tutti in aula. Irca è stato tra i protagonisti con 5 milioni per gli interventi previsti in favore delle imprese artigiane, l’incremento di 10 milioni di euro del Fondo Unico a gestione separata per gli interventi in favore di agricoltura e pesca, 10 milioni di euro per un contributo straordinario alle imprese artigiane e commerciali insediate all’interno dei centri storici, tutti a prima firma del presidente della I Commissione Affari Istituzionali, Ignazio Abbate, a cui fa riferimento anche l’emendamento relativo all’accelerazione delle procedure di liquidazione dei Consorzi Asi. Sempre dal gruppo parlamentare della Democrazia Cristiana, a prima firma del capogruppo Carmelo Pace, gli interventi in favore dell’adduttore Castello, di cui 2 milioni per il rifacimento e 10 milioni per l’eliminazione delle perdite e l’automazione della campagna irrigua del comprensorio Castello-Gorgo-Raia.
E il resto? Consorzi di Bonifica, agricoltura o pesca dovranno attendere. Se ne parlerà martedì. Una mole di lavoro troppo grossa per pensare di poter discutere e chiudere tutto già entro ieri.
Traguardo tagliato in IV Commissione
C’è anche un’altra Commissione in cui la maggioranza è rimasta in più occasioni in bilico. Stiamo parlando della IV Commissione Ambiente, Territorio Mobilità, presieduta da Giuseppe Carta. La seduta, iniziata poco prima delle ore 11:00, è stata sospesa intorno alle 13, per poi ripartire con gli aggiuntivi. Tanta la carne al fuoco. Nella giornata di martedì erano stati portati a termine cinque articoli e gli emendamenti relativi alle rubriche infrastrutture e rifiuti. Di ambiente e ancora una volta del vasto capitolo della infrastrutture si è parlato ieri.
Caro voli, porti minori, trasporti marittimi e rigenerazione urbana, con un’attenzione particolate alla riqualificazione dei suoi degradati, gli argomenti più consistenti. Quest’ultimo è stato avanzato dalla deputata del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che insieme al collega Adriano Varrica, primo firmatario, ha presentato un’altra iniziativa che promette di essere un’assoluta protagonista nei prossimi mesi: l’introduzione di criteri specifici per distribuire le risorse ai Comuni. Non più figli e figliastri tra i 391 Comuni della Sicilia e stop alle mancette. L’obiettivo è quello di poter destinare i fondi per infrastrutture e opere pubbliche in base alle fasce di popolazione, con un minimo di 100mila euro ed un massimo di 350mila euro per tutelare le comunità più piccole.
La V Commissione tra ok e scontri tra FdI e governo
E in V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro? Nonostante i tanti emendamenti, ben 85, la vicepresidente Marianna Caronia, in sostituzione del presidente Fabrizio Ferrara, ha portato avanti l’esame a passo spedito. Un tour de force concluso poco dopo le 14:00. Tra emendamenti ritirati, altri ritenuti impresentabili o errati, come quello relativo agli ex Pip, del deputato questore della Lega Vincenzo Figuccia, e decaduti, circa la metà sono stati approvati.
Tra le proposte che hanno ottenuto il disco verde balzano all’occhio quelle legate a norme approvate nell’ultima Finanziaria dello scorso dicembre, tutte a prima firma del presidente della I Commissione Ignazio Abbate. Occhi puntati sugli incentivi a sostegno delle assunzioni a tempo indeterminato. La misura non ha riscontrato il successo auspicato. La colpa sarebbe riconducibile alla scarsa attrattività. In tal senso si punta ad aumentare le percentuali relative al contributo. Altro intervento nel mirino è quello del south working. La criticità sarebbe simile. In questo caso, la proposta dell’esponente della DC mira ad ampliare l’applicazione delle disposizioni normative, dando opportunità ai Comuni di attivare spazi cooworking in considerazione della esigua attivazione. A questi si aggiunge anche la modifica degli importi stanziati nel dicembre 2025 per soddisfare le richieste degli specializzandi della aree non mediche alla luce del numero degli aventi diritto all’assegnazione della borse di studio.
Disco verde anche per altre misure di peso. Tra queste ci sono anche i 2 milioni di euro, previsti dall’esponente di Noi Moderati, Caronia, in sostegno alle famiglie con figli iscritti alle scuole primarie e secondarie di primo grado, finalizzate all’acquisto di materiale didattico, dispositivi informatici e prodotti di cancelleria. In tema scuola l’ok è arrivato anche l’aggiuntivo del gruppo Controcorrente, a prima firma Carlo Gilistro, che prevede 50 milioni per un piano regionale straordinario per la climatizzazione degli edifici scolastici. Diversi gli emendamenti approvati a prima firma della dem Valentina Chinnici e della pentastellata Roberta Schillaci, dall’edilizia scolastica alla custodia, manutenzione, conservazione e restauro dei beni culturali. Parere positivo anche alla proposta avanzata dal capogruppo all’Ars del M5S Antonio De Luca che prevede l’assunzione alla Sas dei lavoratori Asu del privato sociale inseriti nell’elenco già previsto per legge.
Portano la firma di Sud chiama Nord e Lega la maggior parte degli emendamenti decaduti, mentre un capitolo a parte va dedicato al campo della formazione. Tema delicato e che avrebbe acceso la miccia tra Fratelli d’Italia e governo regionale. Terreno di scontro sarebbero stati tre emendamenti definiti “fin troppo rivoluzionari”, a prima firma del capogruppo dei meloniani Giorgia Assenza. Il primo sarebbe passato con un solo voto di scarto, incassando comunque il parere contrario del governo. Gli altri due, dopo un momento di stallo, sono stati bocciati.
Chi ha già archiviato la manovrina
La manovrina aveva già terminato il suo percorso martedì nella VI Commissione Salute di Pippo Laccoto (CLICCA QUI) e in parte anche in I Commissione Affari Istituzionali. Nella giornata di ieri, infatti, il presidente Ignazio Abbate ha concentrato la seduta sull’esame dei fuori sacco, il resto, il grosso del lavoro, era stato già approvato martedì. Su circa una settantina di emendamenti, tutti a carattere territoriale, solo una decina hanno ottenuto il via libera. Il resto, a prima firma di deputati non presenti nel corso della seduta, tutti decaduti (CLICCA QUI).
Quest’ultimi, così come le decine e decine di emendamenti decaduti anche nelle altre Commissioni, avranno una seconda chance. I parlamentari potranno ulteriormente presentarli in II Commissione Bilancio. Lì dove lo scontro sarà più duro e senza esclusione di colpi. Intanto si attendo nuovi sviluppi. Subito dopo la seduta d’aula di ieri, dove è stato approvato il ddl sui cimiteri monumentali (CLICCA QUI), il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno è stato a colloquio con il presidente della Regione Renato Schifani, che in queste ore è stato impegnato con la spinosa questione legata alle nomine di sottogoverno. Dopo l’ok sulla Seus, rispettivo cda, e la conferma di Riccardo Castro, adesso si attende Irfis. Ma non finirà qui. L’atmosfera a Palazzo dei Normanni non è entusiasmante e trovare un’intesa per stabilire il percorso da intraprendere è divenuto necessario. Basterà affinché la manovrina vada in porto? Solo il tempo potrà dirlo.




