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La tradizione

“Chista è una vera Norma”: elogio ad un piatto siciliano divenuto legenda 

venerdì 29 Maggio 2026
Primo piatto siciliano
Pasta alla Norma

Ancora una volta la lirica, con le sue opere e storie da far vivere e rivivere, è la culla di uno dei  piatti salati che meglio raccontano la Sicilia attraverso i suoi caldi profumi. Già era successo con  l’opera “Iris” del Mascagni dove l’inno al sole fu fonte di ispirazione per una delle creazioni culinarie dolci ancora oggi tanto osannate “l’iris con ricotta” appunto.

Oggi va in scena la “pasta alla norma”, la protagonista indiscussa sul palco di questo teatro virtuale dove un ortaggio come la melanzana  viene sublimato e diventa espressione rurale e contestualmente nobile della cucina siciliana e  italiana. Ortaggi e teatro non hanno certo iniziato la loro “liaison” in modo idilliaco, basti pensare ai  lanci di cibo povero, compresi gli ortaggi, proprio dal Loggione del teatro dei teatri “La Scala di  Milano” in segno di disappunto e protesta. Oggi quei lanci sono stati soppiantati dai “buuu” e dai  fischi e per fortuna gli ortaggi hanno ritrovato la loro unica collocazione, la cucina. 

 

Perchè “alla Norma”? 

Secondo le fonti più attendibili, presumibilmente la dicitura “pasta alla norma” si riconduce al  commediografo catanese “Nino Martoglio” il quale, davanti ad un succulento piatto di pasta  composto da salsa di pomodoro, melanzane “rigorosamente fritte”, basilico fresco e ricotta salata a scaglie, esclamò a gran voce “chista è una vera Norma” paragonandola alla celebre ed omonima  opera del compositore catanese Vincenzo Bellini. Evidentemente l’opera del Bellini non resse il  confronto con il piatto di pasta divenuto, dagli inizi del XIX° secolo fino ai giorni nostri, una delle creazioni culinarie maggiormente identitarie e apprezzate di tutta la Sicilia. 

 

Come si prepara la vera pasta alla norma? 

Per ottenere una vera pasta alla Norma, il primo passaggio fondamentale riguarda le melanzane,  ingrediente simbolo del piatto. Dopo essere state tagliate a fette o a cubetti, vengono leggermente  salate e lasciate riposare per circa mezz’ora, così da perdere parte della loro acqua e  dell’eventuale retrogusto amarognolo. Una volta asciugate con cura, sono pronte per essere fritte  fino a raggiungere una doratura croccante e profumata. Servitevi di abbondante olio di semi alto  oleico per permettervi di friggere a temperature più sostenute (200 gradi) senza correre il rischio di  superare il punto di fumo. 

Passiamo al secondo ingrediente principale “il pomodoro”. Sin dal mattino o preferibilmente il  giorno prima, ci si dedica alla preparazione della salsa di pomodoro, semplice ma ricca di sapore.  In un tegame largo si lascia soffriggere leggermente la cipolla (bianca, dorata o scalogno) o l’aglio,  con un filo abbondante d’olio extravergine d’oliva, prima di aggiungere almeno due varietà di  pomodoro (pomodoro riccio e ramato). La salsa si lascia cuocere lentamente a fiamma bassa, con  coperchio, per tre ore almeno. Solo alla fine e a fiamma spenta, si aggiungono il sale e  abbondante basilico fresco. Trascorsa un’altra ora, la salsa con il basilico in infusione viene  trasferita in un apposito passaverdure a manovella con setaccio. Mi raccomando, scartate le foglie  di basilico, perchè tendono a lasciare un retrogusto amarognolo, se setacciate. Una volta finita  l’operazione di setacciatura fino all’ultimo residuo di salsa presente nelle bucce, anche questo  delicato passaggio si può considerare raggiunto.  

E la pasta? La pasta (mezze maniche, rigatoni, caserecce etc.) viene poi cotta in abbondante  acqua salata e scolata rigorosamente al dente, pronta per essere amalgamata con il sugo ancora  caldo. A questo punto entrano nuovamente in scena le melanzane fritte, che vengono unite alla  pasta per creare uno dei connubi più iconici della cucina siciliana. 

Il tocco finale è affidato alla ricotta salata grattugiata, elemento indispensabile della ricetta  tradizionale. Il suo sapore deciso completa l’equilibrio del piatto insieme a qualche foglia di basilico fresco e a una generosa aggiunta di melanzane in superficie. 

Il risultato è una preparazione semplice ma straordinariamente identitaria: un piatto che racchiude i profumi e i sapori della Sicilia, diventato negli anni uno dei simboli più amati della tradizione  gastronomica mediterranea.

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