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E' tutta una questione di sintesi

Lagalla, il rinnovo nelle Partecipate e gli equilibri nel centrodestra: la regola dell’uscente e il nodo Circoscrizioni

lunedì 14 Settembre 2026

Settimana decisiva per il centrodestra palermitano. Il sindaco Roberto Lagalla si appresta ad affrontare due dei fascicoli più delicati di questo anno di avvicinamento alle elezioni amministrative, ovvero il rinnovo delle società Partecipate e la costituzione della squadra di governo alla Città Metropolitana. Lo farà dopo aver incassato la fiducia della sua maggioranza. Una coalizione che in questo 2026, nonostante l’ampiezza dell’arco politico, ha spesso faticato ad avere i numeri per tenere aperte le sedute. Complice alcune fratture emerse fra i ranghi dei grandi partiti.

Una questione sulla quale il sindaco, durante il suo discorso in aula, è stato abbastanza lapalissiano. “Mi fa specie se non orrore leggere sui giornali, pronti ad amplifcare qualsiasi secondario incidente, titoli nei quali si dice che questo sindaco non abbia una maggioranza. Se tutte le cose fatte in questi anni sono il segno di una mancanza di forza ed unità, dico che ben venga. Se in questa legislatura si è fatto di più rispetto alle ultime due, è il segno che non dobbiamo prendere lezioni da nessuno“. Una chiara replica a quanto dichiarato dalle opposizioni dopo i due flop consecutivi registrati in aula fra mercoledì e giovedì.

Numeri solidi al netto di passaggio a vuoto in aula

Guardando ai numeri, il sindaco può certamente contare su una maggioranza più che solida. Ai 24 consiglieri ottenuti con il voto del 2022 si sono aggiunti infatti anche Fabrizio Ferrandelli e Leonardo Canto. Transitati nel 2023 da Azione verso Lavoriamo Per Palermo. Soggetto civico facente capo proprio al primo cittadino e per questo federato a Grande Sicilia. Tuttavia, in più di qualche circostanza gli attori del centrodestra hanno faticato ad aprire i lavori o a rendere produttive le sedute di Consiglio Comunale. In alcuni casi si è reso necessario il sostegno delle opposizioni, come avvenuto sulla delibera relativa alle modifiche al regolamento sul Benessere Animale. In altri fattispecie invece si sono registrati via libera ad atti importanti in limine mortis. Solo per citarne alcuni esempi ci sono il bilancio di previsione 2026-28 (approvato a 48 ore dalla scadenza imposta dal commissario regionale) e la prima variazione di bilancio del 2026 (il cui ok è arrivato 48 ore prima del disco verde relativo all’aggiornamento degli equilibri di bilancio e dello stato di attuazione del piano di riequilibrio).

La discontinuità sul Lagalla bis in casa Lega

Il dato politico venuto fuori dall’aula venerdì parla però di una coalizione compatta. Unita verso un bis del sindaco Roberto Lagalla, così come dichiarato da tutti i capigruppo di maggioranza. “Rimaniamo convinti che, anche alla luce del punto di partenza, i risultati confermino il lavoro fatto da questa amministrazione che legittimamente può e deve puntare alla riconferma per proseguire il lavoro già intrapreso“. Un pensiero chiaro, discontinuo rispetto a quanto dichiarato da alcuni attori del centrodestra palermitano. Fra i firmatari del comunicato c’era ad esempio la capogruppo della Lega Sabrina Figuccia. Sorella del deputato regionale dello stesso partito Vincenzo Figuccia. Uno di quelli che nell’ultimo periodo non ha mancato di esprimere le proprie perplessità su un’ipotesi di Lagalla bis. Uno di quelli che, 48 ore prima della nota del centrodestra, aveva dichiarato: “Non è il momento dei nomi, ma di costruire la Palermo che vogliamo. Se un domani la coalizione e i comitati dovessero chiedermi di assumere questa responsabilità, non mi tirerei indietro“.

Sud Chiama Nord fra presente e futuro

Uno scenario di politica liquida in cui subentra un ulteriore elemento. A firmare il comunicato c’era, in qualità di capogruppo, anche il consigliere comunale Natale Puma. Eletto in Forza Italia, l’esponente di Sala Martorana è passato in questa consiliatura prima a FdI e poi alla DC. Dopodichè, in questo inizio 2026, ha aderito al progetto politico di Forza Palermo. Soggetto fondato dall’ex assessore Andrea Mineo e dal primo dei non eletti della DC Mauro Pantò, entrambi confluiti in Sud Chiama Nord. Soggetto politico fondato dal parlamentare regionale Cateno De Luca il quale, il 22 luglio, chiarì comunque che sia Puma che Salvatore Di Maggio , altro consigliere approdato a SCN, “avrebbero completato il loro mandato“.  Ciò nonostante la compagine del sindaco di Taormina stia già lavorando “per andare oltre Lagalla, costruendo un’alternativa credibile per il futuro della città“.

Il caso Varchi in Fratelli d’Italia e la posizione di Noi Moderati

Fra i firmatari, ovviamente, anche il capogruppo di Fratelli d’Italia Giuseppe Milazzo. Il primo, a fine 2025, a lanciare la ricandidatura del sindaco Roberto Lagalla allo scranno di Palazzo delle Aquile. Scelta che ha trovato sponde anche nei salotti romani, in particolare dal presidente del Senato Ignazio La Russa, ma che sta incontrando un problema a livello territoriale nell’iniziativa della parlamentare nazionale Carolina Varchi, al lavoro da settimane su un cantiere politico alternativo nel perimetro del centrodestra. Uno di quei progetti in cui, qualche settimana fa, ha dichiarato di guardare con interesse proprio il sopracitato Vincenzo Figuccia ma anche l’area politica di Noi Moderati. Soggetto politico di Maurizio Lupi e Saverio Romano in cui è confluita nel 2024 la deputata regionale Marianna Caronia. Uno di quei profili politici che ha espresso più di qualche perplessità sull’ex Rettore e sulla sua coalizione, definita dalla stessa Caronia come “una maggioranza arlecchino“.

Il sindaco dovrà dovrà chiudere il fascicolo Partecipate: le posizioni di FI e Lega

Per scoprire il finale di questa storia, bisognerà attendere qualche mese. Intanto, per il centrodestra palermitano c’è da pensare al capitolo cogente. Righe e pagine nelle quali, a breve, gli attori protagonisti dei partiti di maggioranza dovranno scrivere i nomi delle nuove governance delle società Partecipate. A tal proposito, la volontà del sindaco resta sempre la stessa. Cambiare il meno possibile. Fatto che potrebbe portare all’ipotesi di un “rimpastino” dei posti di sottogoverno. Il principale squilibrio attualmente esistente è quello che interessa la Lega. Il Carroccio è rimasto al momento senza un presidente. Francesco Scoma, indicato dai salviniani in qualità di presidente di Amg Energia nel 2023, è transitato a Forza Italia. Logica vorrebbe che la presidenza in questione tornasse al gruppo leghista. Ma sulla questione ci sarebbero resistenze in casa azzurra.

Proprio da Forza Italia Roberto Lagalla aspetta risposte importanti anche sul tema della Città Metropolitana. La riunione tenutasi all’Ars settimana scorsa è stata soltanto interlocutoria. A breve è atteso un nuovo incontro nel quale il commissario Nino Minardo sarà chiamato a riunire il gruppo palermitano tutto attorno a un tavolo. L’obiettivo è quello di trovare una sintesi fra le varie anime del partito. Al momento gli azzurri possono contare su due caselle: quella del sopracitato Francesco Scoma, organico alla corrente presidenziale, ad Amg Energia e quella del presidente di Reset Fabrizio Pandolfo. Quest’ultimo vicino al presidente del Consiglio Giulio Tantillo. Resta però l’insoddisfazione dell’area più vicina al deputato regionale Edy Tamajo. Corrente che, nel 2023, aveva indicato il profilo di Giuseppe Mistretta in qualità di presidente di Amat. Volto che i microfoni di Radio Palazzo hanno ultimamente associato all’area della parlamentare nazionale di FdI Carolina Varchi.

E in Fratelli d’Italia, DC e Lavoriamo Per Palermo..

Passando ai meloniani, l’area di FdI può contare anch’essa su due presidenza: Salvatore Burrafato a Gesap e Giovanni Sciortino in qualità di amministratore unico all’Amap. Volti, entrambi, vicini all’eurodeputato Giuseppe Milazzo. All’interno del partito è stato chiesto maggiore spazio per le correnti non rappresentate, ad esempio con il passaggio alla formula del CdA per Amap o con la cessione di una delle due caselle. Lavoriamo Per Palermo lavora alla riconferma di Giuseppe Todaro alla Rap, mentre chiede qualche cambiamento il gruppo della Democrazia Cristiana. I cuffariani puntano alla riconferma di Giovanna Gaballo in qualità di presidente di Sispi, anche se rimane da sciogliere il nodo legato ai consiglieri d’amministrazione persi. L’area di Salvo Imperiale vorrebbe recuperare le caselle indicate nel 2023 in Rap (Edoardo Sgarlata è ritenuto troppo vicino a Mauro Pantò e quindi a Sud Chiama Nord) e in Amg Energia (Antonio Iacono è stato sostituito da Stefano Muscarella, vicino alla Lega). C’è poi il caso legato a Loredana Fierotti, indicata nel 2025 all’interno del CdA di Reset dall’ex capogruppo Domenico Bonanno, con quest’ultimo che risulta federato all’area di Forza Italia. La stessa compagine che ha indicato il presidente dell’azienda.

La regola dell’uscenre e il caso Circoscrizioni

Per una questione presente, se ne pone un’altra per il futuro. Se la regola dell’uscente venisse applicata sia al Comune di Palermo che alla Regione Siciliana, si aprirebbe un nuovo tema in vista della prossima tornata elettorale. Ovvero quello delle Circoscrizioni. Sui territori di Palermo si stanno verificando diversi movimenti in entrata e in uscita fra i vari partiti presenti a Palermo. E il quadro che ne è uscito attualmente è abbastanza sbilanciato. Su otto presidenze complessive, tre risultato in quota Forza Italia. Oltre all’uscente non ricandidabile Giuseppe Fiore (VII) e ad Andrea Aiello (V), l’area di Edy Tamajo ha ufficializzato l’ingresso fra le fila azzurre di Giovanni Bronte (I).

Numeri che pareggiano quelli di Fratelli d’Italia. I meloniani vantano al momento tre esponenti di riferimento: Gioacchino Vitale (III – vicino all’assessore regionale Francesco Scarpinato), Giuseppe Valenti (VI – organico alla corrente dell’eurodeputato Giuseppe Milazzo) e Giuseppe Federico, transitato da Forza Italia ai meloniani nel 2023 ed oggi senza una corrente di riferimento. Almeno ufficialmente Vantano un presidente a testa invece il PD (VIII – Marcello Longo) e Noi Moderati (IV – Giuseppe Di Vincenti). Scenario dal quale esce un dato politico inequivocabile: Lavoriamo Per Palermo, Lega e DC non hanno un presidente di riferimento. Cosa succederà? Chi dovrà sacrificare qualcosa sull’altare della coalizione? Anche in questo caso, il finale lo scriveranno gli attori protagonisti.

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