Chi non muore si rivede. Il terzo mandato dei sindaci è pronto a bussare alle porte di Sala d’Ercole per la terza volta in anno. Una vicenda tortuosa, chiacchierata per tutto il 2026 e capace di rubare la scena anche in occasione delle elezioni amministrative.
Ad annunciare il possibile ritorno del provvedimento tra le mura di Palazzo dei Normanni è stato ai microfoni de ilSicilia.it il deputato di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo, che durante l’evento a Terme Vigliatore, nel Messinese, ha rilanciato la sfida (CLICCA QUI). Sarà la volta buona? Difficile avanzare una risposta o anche una previsione. Dietro il terzo mandato, come è stato possibile percepire dai due epiloghi dei mesi scorsi, non c’è la classica divisione tra centrodestra e centrosinistra o tra maggioranza e opposizione. Gli equilibri sono precari e la linea va oltre i partiti ed è dettata dai territori.
Ma in cosa consisterà la proposta? Semplicemente di tratterà di un “semplice” allineamento con la normativa nazionale. L’ordinamento vigente, l’articolo 3 della legge regionale n. 7/1992, prevede il tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti. Sul tema si era espressa anche la Corte Costituzionale che, con sentenza n. 16/2026, depositata il 19 febbraio 2026, ha dichiarato incostituzionale il divieto. In tal senso il sistema subirebbe importanti cambiamenti: il limite posto per i Comuni sotto i 5mila abitanti verrebbe cancellato, mentre salirebbe da due a tre il limite per i Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.
Le due chance sono fallite miseramente sotto i colpi del voto segreto. Nel primo caso dobbiamo tornare indietro fino a febbraio, quando in aula è sbarcato il ddl Enti locali, proveniente dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025. In quel caso il terzo mandato si ritrovò in discussione insieme ad altre questioni spinose: il consigliere supplente e la rappresentanza di genere al 40%.
Mancato anche l’accordo in conferenza dei capigruppo, lo scrutinio segreto si rivelò fatale: 34 a 24 e misura bocciata (CLICCA QUI). E non andò meglio neanche un mese dopo, quando il terzo mandato fu avanzato con un apposito disegno di legge. La diffida da parte dei primi cittadini di Agira e di Serradifalco riuscì persino ad infiammare gli animi più di quanto già non fossero un lungo dibattito archiviato ancora una volta con la dura sentenza del voto segreto, questa volta più netto: 43 a 18 (CLICCA QUI).
Non c’è due senza tre. Tra qualche settimana la proposta potrebbe ripartire esattamente da dove si era fermata. Fratelli d’Italia, come anticipato, avanzerà l’emendamento durante l’esame della Finanziaria, che secondo la tabella di marcia del governo Schifani dovrebbe essere varata in giunta entro la fine di questa settimana, inaugurando di fatto il mese di novembre nel migliore dei modi. Questa volta, però, il centrodestra appare unito, mai come in tutta la legislatura. Una compattezza da prendere con le pinze. Le faide e i mal di pancia di quattro anni non si cancellano facilmente dal nulla. La variazione di bilancio, però, ha permesso di lanciare un segnale a pochi giorni dalla congelata crisi di governo e ad un anno dalle regionali (CLICCA QUI).
Insomma, questa potrebbe rivelarsi l’ultima occasione. Il terzo mandato rappresenterà un vero e proprio esame di maturità per la maggioranza, ma non solo. Non c’è solo un nodo politico. Dopo anni di tiro alla fune i territori necessitano di una risposta. E c’è anche chi si è stancato di attendere. E’ il caso di Leonardo Burgio, in quota Lega e rieletto proprio questa primavera, da unico candidato, sindaco di Serradifalco per la terza volta. Inutile sottolineare il polverone sollevato. A insorgere sono state soprattutto le opposizioni, ma Burgio è stato anche uno degli argomenti alla base della furiosa lite estiva tra Carroccio e Mpa (CLICCA QUI). Un boccone ancora non digerito.
Come finirà questa storia? A svelarlo sarà solo Sala d’Ercole.




